La nuova puntata di Falsissimo finisce nel mirino, Corona allarga il suo fronte e chiama in causa Maria De Filippi
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La guerra mediatica e giudiziaria intessuta da Fabrizio Corona, che da settimane ormai tiene banco nelle cronache di spettacolo, ha conosciuto un’ulteriore, prevedibile, escalation nella serata di lunedì 2 marzo. Il protagonista assoluto, come noto, è il suo format Falsissimo, e il bersaglio principale, almeno inizialmente, era Alfonso Signorini. Tuttavia, la nuova puntata, intitolata “La resa dei conti” e pubblicata su YouTube, non si è limitata a riproporre le accuse del personal trainer Vito Coppola nei confronti del conduttore, ma ha allargato il tiro, inserendo nel mirino nomi di altissimo profilo del panorama televisivo italiano, tra cui spicca quello di Maria De Filippi.
L’episodio, che nelle intenzioni di Corona avrebbe dovuto rappresentare un vero e proprio atto d’accusa nei confronti del sistema-Mediaset, ha avuto però una vita brevissima sulla piattaforma di Google. Nel giro di poche ore, chiunque tentasse di visualizzarlo si è trovato davanti a una scritta inequivocabile: “Video non disponibile. Questi contenuti non sono disponibili nel dominio di questo Paese a causa di un’ingiunzione del tribunale”. Un’oscuramento, questo, che affonda le sue radici nell’ordinanza cautelare emessa dal giudice Roberto Pertile lo scorso 26 gennaio, con la quale si intimava a Corona di cessare la diffusione di materiale ritenuto lesivo della reputazione di Signorini. Una decisione, quella del giudice, che l’ex re dei paparazzi ha prontamente impugnato, e la cui conferma o meno è attesa per il 19 marzo, quando il Tribunale di Milano si riunirà in collegio per discutere il reclamo presentato dai legali di Corona.
La replica immediata e le nuove rivelazioni su dinamiche interne
Lontano dal farsi intimidire dalla rimozione, Corona ha reagito con la consueta tempestività, ripubblicando integralmente la puntata sul social network X, di proprietà di Elon Musk, e gridando apertamente alla censura. “Gli italiani meritano la verità”, ha scritto in un post, accusando gli “avvocati impuniti” di Signorini di aver agito nonostante un’udienza d’appello sia alle porte. In questo clima da Far West digitale, le dichiarazioni contenute nel video hanno fatto rapidamente il giro del web. Al centro, ancora una volta, ci sono presunti retroscena inconfessabili legati a doppio filo con i vertici di Cologno Monzese. Se le accuse a Signorini, con i racconti di Coppola su presunti avvicinamenti in camerino, rappresentano ormai un *fil rouge* della narrazione di Corona, l’inserimento di Maria De Filippi nello scenario delle sue rivelazioni segna un deciso salto di qualità nello scontro con l’azienda.
Corona, infatti, non si è limitato a parlare di Signorini. Ha riesumato e dettagliato i presunti attriti che avrebbero portato, in passato, all’allontanamento di Barbara D’Urso da Mediaset, gettando un’ombra proprio sulla conduttrice di C’è posta per te. Secondo la ricostruzione fatta in Falsissimo, tra De Filippi e D’Urso sarebbero esistite tensioni profonde, con la prima che avrebbe ostacolato la seconda nella gestione degli ospiti, imponendo di fatto una sorta di concorrenza interna. Inoltre, nelle scorse settimane, Corona aveva già accennato a un presunto veto di Marina Berlusconi, in qualità di leader di Forza Italia, per bloccare l’approdo di D’Urso in Rai, un’affermazione che aveva già suscitato un acceso dibattito.
L’escalation dello scontro legale e la posizione di Mediaset
Queste nuove accuse, che vanno a inserirsi in un quadro già infuocato, non fanno che alimentare un contenzioso legale dalle cifre mastodontiche. Mediaset, infatti, non è rimasta a guardare. Già all’inizio di febbraio, il gruppo guidato da Pier Silvio Berlusconi ha ufficializzato l’avvio di una causa civile nei confronti di Corona e delle sue società, chiedendo un risarcimento danni complessivo di 160 milioni di euro. Una cifra che la società giustifica con la necessità di porre un freno a quello che definisce un “sistema strutturato” basato sulla diffusione di “menzogne, falsità e insinuazioni”, un’attività che, a loro dire, genererebbe profitti ingenti a discapito della reputazione altrui.
Nell’azione legale promossa da Mediaset e MediaForEurope, i nomi di Maria De Filippi, così come quelli di Silvia Toffanin, Gerry Scotti, Ilary Blasi e Samira Lui, figurano tra i soggetti danneggiati che sostengono l’iniziativa giudiziaria dell’azienda. Una presa di posizione netta, quella del Biscione, che ha anche manifestato l’intenzione, in caso di vittoria, di devolvere l’intero ammontare del risarcimento alla creazione di un fondo destinato a coprire le spese legali per le vittime di stalking, cyberbullismo e dei reati previsti dal Codice Rosso. Una mossa che cerca di spostare il piano del contendere dal gossip a una più ampia questione di tutela delle fasce deboli, in netta contrapposizione con le modalità comunicative adottate da Corona.
La testimonianza chiave e le prossime scadenze giudiziarie
Nel frattempo, la posizione di Alfonso Signorini rimane al centro della bufera, nonostante il suo recente addio alla direzione del settimanale *Chi*, una decisione che lui stesso ha voluto chiarire non essere in alcun modo collegata alle polemiche in corso. Le parole di Vito Coppola, così come anticipate da Corona, dipingono un quadro di presunti abusi di autorità all’interno degli studi di Cinecittà, con il racconto di ingressi non autorizzati e cene private in camerino. Elementi che, se da un lato alimentano il *pruriginoso interesse del pubblico* di cui parlava il giudice Pertile nella sua ordinanza, dall’altro costituiscono il nucleo centrale del ricorso presentato da Corona, che rivendica il proprio diritto di cronaca e di denuncia. La decisione del Tribunale di Milano, attesa per il 19 marzo, rappresenterà quindi uno snodo cruciale: o darà ragione a Signorini, confermando la natura diffamatoria dei contenuti, o spalancherà le porte a una nuova stagione di rivelazioni da parte di Corona, che ha già minacciato di chiedere 5 milioni di danni a chiunque ostacoli la sua attività.




