Drone ucraino esplode in Bulgaria vicino al gasdotto Trans-Balkan

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un drone identificato dalle autorità bulgare come ucraino è esploso in Bulgaria vicino al gasdotto Trans-Balkan che collega la Turchia all’Ucraina, senza provocare vittime né danni agli edifici della zona. L’episodio è avvenuto sabato mattina nell’area di Kardam, vicino al confine con la Romania, e ha portato Sofia a convocare l’ambasciatrice ucraina. La deflagrazione del velivolo senza pilota ha aperto un caso tra Bulgaria e Ucraina, mentre resta al centro dell’attenzione la provenienza del drone e le circostanze che hanno portato all’esplosione in prossimità di un’infrastruttura considerata strategica.

Secondo il ministero della Difesa bulgaro, il drone entrato nello spazio aereo del Paese dalla Romania sarebbe stato un drone-esca del tipo Maya, un modello indicato come ampiamente utilizzato dalle forze armate ucraine. Le autorità di Sofia hanno quindi collegato il velivolo a Kiev, mentre l’esplosione avvenuta vicino al gasdotto Trans-Balkan ha aumentato l’attenzione sull’accaduto. Il premier bulgaro Rumen Radev aveva inizialmente dichiarato che il drone era arrivato dalla Romania e aveva sottolineato che la quantità di esplosivo trasportata doveva essere significativa, considerando il rumore avvertito a distanza e la grande quantità di fumo nero prodotta dopo la deflagrazione.

Il drone esploso vicino al gasdotto Trans-Balkan e le verifiche di Sofia

L’esplosione del drone in Bulgaria si inserisce in una serie di allarmi legati a velivoli senza pilota registrati nei giorni precedenti in Polonia, Romania e Germania. Nel caso bulgaro, il punto dell’impatto ha attirato particolare attenzione perché il drone è precipitato nelle vicinanze del gasdotto Trans-Balkan, una struttura che collega l’Ucraina alla Turchia. Nonostante la presenza dell’infrastruttura nell’area interessata, le autorità hanno comunicato che non si sono verificati danni al gasdotto né alla zona circostante.

Il ministero della Difesa bulgaro ha diffuso l’identificazione del modello del velivolo, indicando il drone-esca Maya come possibile origine dell’episodio. La vicenda resta però legata alla ricostruzione degli eventi fornita dalle autorità di Sofia e alle successive reazioni arrivate da Kiev. L’esplosione non ha avuto conseguenze materiali, ma ha aperto un confronto diplomatico per chiarire la responsabilità del passaggio del drone nello spazio aereo bulgaro e il motivo della sua presenza vicino a un’infrastruttura energetica collegata a più Paesi.

La convocazione dell’ambasciatrice ucraina dopo l’esplosione

Il ministero degli Esteri bulgaro ha annunciato la convocazione dell’ambasciatrice ucraina a Sofia dopo l’esplosione del drone identificato come ucraino. La decisione è arrivata dopo le dichiarazioni delle autorità bulgare sulla provenienza del velivolo e dopo la ricostruzione secondo cui il drone sarebbe entrato nel territorio del Paese dalla Romania. Kiev ha definito l’accaduto un errore, mentre il caso ha continuato a essere seguito per gli elementi ancora da chiarire.

Nelle ore successive all’episodio, il contesto internazionale è stato segnato anche dalle dichiarazioni del presidente ucraino Volodymyr Zelensky sulla possibile presenza di soldati nordcoreani sul territorio russo. Zelensky ha affermato che inizialmente si parlava di centinaia di militari, poi di migliaia, fino all’ipotesi di un dispiegamento compreso tra 30.000 e 50.000 nordcoreani in Russia. Il tema del drone esploso in Bulgaria si è quindi intrecciato con altre tensioni legate alla guerra e ai movimenti militari nell’area.

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