Bulgaria, drone esplode vicino al gasdotto Transbalcanico: l’allarme di Sofia

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   La tensione lungo il fianco orientale della Nato si è fatta palpabile nella giornata di sabato, quando un drone non identificato, penetrato nello spazio aereo bulgaro provenendo dalla direzione della Romania, è esploso nei pressi di un'infrastruttura energetica cruciale per l'Europa. Il velivolo è caduto in un campo di girasoli a circa cento metri all'interno del confine bulgaro, nelle vicinanze dell'ex valico di frontiera di Kardam, un'area che, per la sua posizione strategica, è da tempo al centro dell'attenzione degli analisti militari e degli esperti di sicurezza energetica.

L'episodio, avvenuto intorno alle otto e dieci di mattina, non ha per fortuna causato vittime né danni a edifici o infrastrutture, ma ha sollevato immediatamente interrogativi sulla vulnerabilità dei confini e sulla sicurezza degli approvvigionamenti energetici in un momento di profonda crisi geopolitica.

La dinamica dell'incidente e le dichiarazioni del premier Radev

Il primo ministro bulgaro Rumen Radev, un ex pilota di caccia e generale dell'aeronautica, ha convocato una riunione straordinaria del Consiglio di sicurezza per seguire la vicenda, per poi riferire in conferenza stampa i dettagli emersi dalle prime ricostruzioni.

Secondo quanto dichiarato da Radev, il drone è entrato nello spazio aereo bulgaro alle 8:10, provenendo da nord, ed è esploso poco dopo a una distanza di circa un chilometro dalla stazione di compressione del gasdotto Trans-Balkan, il grande corridoio energetico che collega la Turchia all'Ucraina passando per il territorio bulgaro.

"Il rumore del drone è stato rilevato dalla polizia di frontiera romena, e poco dopo una forte esplosione, accompagnata da un denso fumo nero, è stata avvistata da una pattuglia bulgara nella zona di General Toshevo", ha spiegato il premier, sottolineando come il luogo dell'impatto sia stato individuato con tempestività dalle forze di sicurezza, che hanno immediatamente isolato l'area per consentire lo svolgimento delle indagini.

Il gasdotto Transbalcanico e l'importanza strategica dell'area

La scelta del luogo non appare casuale, se si considera la rilevanza strategica del gasdotto Transbalcanico. Questa infrastruttura, realizzata durante la guerra fredda per trasportare il gas sovietico verso i Balcani, ha assunto negli ultimi anni una nuova centralità a seguito del conflitto in Ucraina e della conseguente ridefinizione dei flussi energetici europei.

Oggi, il corridoio che attraversa Bulgaria e Romania è diventato un'arteria vitale per il trasporto di gas in direzione nord, consentendo a Paesi come l'Ucraina e la Moldavia di ricevere forniture alternative a quelle russe, provenienti ad esempio dal giacimento azero di Shah Deniz o dal gas naturale liquefatto che arriva nei terminali greci.

L'esplosione è avvenuta a soli duecento metri da una stazione di compressione situata sul lato rumeno e a mille metri da quella bulgara, un dettaglio che ha immediatamente fatto scattare l'allarme sulla possibilità di un sabotaggio mirato a colpire le infrastrutture energetiche dell'Europa orientale.

Le indagini e le prime valutazioni sui resti del drone

Al momento, le autorità bulgare non hanno ancora reso nota l'origine del drone, né se l'incidente sia da attribuire a un atto deliberato o a una tragica fatalità. Le indagini sono in corso e si concentrano sull'analisi dei rottami del velivolo, che a causa della violenza dell'esplosione sono andati in gran parte distrutti, rendendo difficoltosa l'identificazione del modello.

Il ministro della Difesa bulgaro, Dimitar Stoyanov, ha tuttavia avanzato un'ipotesi preliminare basata sui primi rilievi: si tratterebbe di un drone di tipo "Maya", un velivolo ampiamente utilizzato dalle forze armate ucraine per missioni di ricognizione e, in alcuni casi, per operazioni d'attacco. Nonostante questo sospetto, il premier Radev ha tenuto a precisare che non ci sono prove certe che colleghino l'accaduto a Kiev, e che le autorità stanno valutando tutte le piste, senza escludere alcuna possibilità.

Il contesto delle incursioni di droni e la risposta della Nato

Questo episodio si inserisce in un contesto di crescente tensione e di ripetute incursioni di droni nello spazio aereo dei Paesi dell'Europa orientale, molti dei quali sono membri della Nato. Solo poche settimane fa, la Romania ha abbattuto tre droni nel suo spazio aereo in soli tre giorni, identificati come modelli Shahed di fabbricazione iraniana, utilizzati regolarmente dalla Russia nelle sue campagne di attacco contro l'Ucraina.

Il fatto che il drone non sia stato rilevato dai sistemi radar né romeni né bulgari, e che non sia stata ricevuta alcuna segnalazione dal Centro operativo aereo combinato della Nato di Torrejón, in Spagna, ha evidenziato le difficoltà tecniche nel contrastare questi velivoli di piccole dimensioni che volano a bassa quota, spesso al di sotto della soglia di rilevamento dei radar convenzionali.

In risposta all'incidente, la Bulgaria ha annunciato il rafforzamento della sorveglianza lungo il confine con la Romania e lo schieramento di truppe e sistemi anti-drone, mentre il premier Radev ha anticipato che la vicenda sarà portata all'attenzione del Consiglio Nord-Atlantico nella riunione prevista all'inizio della prossima settimana, per sollecitare un coordinamento più efficace tra gli alleati nella difesa dello spazio aereo.

La posizione della Bulgaria e il delicato equilibrio del governo Radev

La gestione di questa crisi rappresenta un banco di prova significativo per il nuovo governo guidato da Rumen Radev, salito al potere lo scorso maggio dopo una schiacciante vittoria elettorale.

Il premier, che ha un passato da comandante dell'aeronautica militare e una chiara posizione critica nei confronti delle sanzioni alla Russia e dell'invio di armi all'Ucraina, si trova ora a dover bilanciare la necessità di tutelare la sicurezza nazionale e la credibilità internazionale del Paese come alleato Nato, con la sua linea politica di non coinvolgimento militare diretto nel conflitto.

Se da un lato Radev ha condannato l'incidente e disposto misure straordinarie per la difesa dei confini, dall'altro ha ribadito l'opposizione del suo esecutivo a un allineamento acritico con le posizioni più belliciste dell'Alleanza, sostenendo la necessità di perseguire una soluzione diplomatica alla guerra in Ucraina.

La sfida per Sofia sarà ora quella di dimostrare ai partner atlantici la propria affidabilità nella difesa delle infrastrutture critiche, senza però rinunciare a quella politica di dialogo con Mosca che è stata uno dei cardini della campagna elettorale del nuovo premier.

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