Poste, stop alla prioritaria dal 1° maggio: i nuovi tempi di consegna nel servizio universale

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dal prossimo 1° maggio 2026, data ormai imminente, il servizio postale italiano subirà una delle trasformazioni più strutturali degli ultimi decenni. A sancirla è il nuovo contratto di programma siglato tra lo Stato e Poste Italiane, un documento che ridisegna profondamente il perimetro del cosiddetto servizio universale – quell’insieme di prestazioni garantite a tutti i cittadini sul territorio nazionale, indipendentemente dalla redditività, a tariffe regolamentate. La vera cesura, quella che impatterà concretamente sulla quotidianità di milioni di utenti, riguarda l’espulsione della posta prioritaria da questo perimetro. In parole povere, prodotti come “Posta1”, ovvero la spedizione che prometteva la consegna entro un giorno lavorativo per lettere e documenti, cesseranno di essere un diritto accessibile a condizioni controllate dallo Stato.

Se qualcuno sperava in un ripensamento dell’ultimo minuto, la nota diffusa oggi, martedì 28 aprile, da Adiconsum ha cancellato ogni residua ambiguità. “Dal prossimo 1° maggio – si legge nel comunicato dell’associazione – il servizio universale dovrà dire addio alla posta prioritaria, che esce assieme ad altri prodotti postali dal perimetro dei servizi messi a disposizione di tutti i cittadini”. Non si tratta, viene precisato, di un semplice accorgimento tecnico: la prioritaria sparirà così come l’abbiamo conosciuta, e altri termini di recapito – sebbene non ancora quantificati con precisione nei dettagli operativi – sembrano destinati a un allungamento, magari anche sensibile.

L’allarme delle associazioni dei consumatori

A sollevare il caso, con toni che non ammettono sfumature, è un fronte compatto di sigle della tutela degli utenti. Oltre ad Adiconsum, si mobilitano Adoc, Adusbef, Assoutenti, Codacons e altre realtà della Federazione nazionale, tutte concordi nel denunciare le ripercussioni negative della misura. Il timore, per loro, è duplice: da un lato un possibile aumento dei costi per chi vorrà mantenere tempi di consegna rapidi (con il passaggio a servizi concorrenti o a soluzioni non più vincolate al regime universale), dall’altro una dilatazione generalizzata dei tempi per la corrispondenza ordinaria. Nessuno, al momento, ha ancora fornito tabelle precise, ma la direzione è chiara: l’universalità non coprirà più la rapidità.

Il nodo regolamentare e la questione Tim

Proprio mentre si discuteva del futuro della posta, un’altra vicenda – solo apparentemente laterale – ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori. In audizione alla Camera, il presidente di Agcom Giacomo Lasorella ha dovuto chiarire se l’OPAS lanciata da Poste Italiane su Tim potesse avere conseguenze sul quadro regolatorio dei servizi postali e delle comunicazioni. La risposta è stata netta: “Nessuna conseguenza significativa”. Lasorella ha spiegato che l’Autorità ha appena completato una nuova analisi di mercato, la quale tiene conto della separazione della rete conseguente allo sro dell’infrastruttura da Tim. L’OPAS, nelle sue parole, “non incide in senso stretto, tranne in modo marginale per quanto riguarda l’integrazione di Poste Mobile con Tim e per il fatto della coincidenza sostanzialmente dello stesso proprietario, ma dal punto di vista regolatorio di stretta attinenza dell’Autorità conseguenze non ve ne sono”.

L’addio alla prioritaria è legge

A rendere irreversibile il cambiamento è stata la Legge di Bilancio 2026, che ha inciso direttamente sui vincoli del servizio universale. Per i cittadini, le imprese e il commercio online – sempre più dipendente da spedizioni veloci e tracciabili – l’effetto sarà tangibile già dalle prime settimane di maggio. Quel che resta, sul tavolo, è la consapevolezza che il modello postale italiano cambia pelle: non più un’offerta standardizzata uguale per tutti, ma una struttura a più livelli, dove la rapidità diventerà presumibilmente un extra a pagamento, mentre il servizio universale tornerà a essere ciò che il nome promette – universale, sì, ma non più prioritario.

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