Addio a Jim Lovell, l’astronauta che sfidò la sorte con Apollo 13

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Redazione Scienza e Tecnologia Redazione Scienza e Tecnologia   -   James Lovell, il comandante dell’Apollo 13 la cui missione passò alla storia come un "fallimento di successo", è morto giovedì a Lake Forest, nell’Illinois, all’età di 97 anni. Quello che lui stesso definì, con ironia amara, un destino da "due volte damigella, mai all’altare" – per essere arrivato due volte in orbita lunare senza mai posarvi piede – resta però una delle carriere più straordinarie della Nasa.

Pilota della Marina prima che astronauta, Lovell fu tra i primi tre uomini a osservare da vicino la faccia nascosta della Luna durante l’Apollo 8 nel 1968, e l’unico a ripetere l’impresa con l’Apollo 13 due anni dopo. Una missione che avrebbe dovuto culminare con l’allunaggio e che invece, dopo l’esplosione di un serbatoio d’ossigeno, si trasformò in una lotta per la sopravvivenza. «Ci volle un po’ per capire cosa era successo, eravamo confusi», ha ricordato Fred Haise, oggi 91enne, all’epoca pilota del modulo lunare.

Fu proprio Lovell, insieme a Jack Swigert – che per primo pronunciò la celebre frase "Houston, abbiamo un problema" – a gestire l’emergenza con freddezza, mentre il mondo tratteneva il fiato. Quella che poteva essere una tragedia divenne invece una dimostrazione di ingegno e coraggio, con il rientro sicuro dell’equipaggio dopo giorni di tensione.

A rendere omaggio all’astronauta è stato anche Tom Hanks, che lo interpretò nel film Apollo 13 del 1995, definendolo un «eroe vero» e augurandogli metaforicamente un «buon viaggio verso le stelle». Messaggi simili sono arrivati dal regista Ron Howard, che diresse la pellicola, e da colleghi della Nasa, che ne hanno sottolineato la dedizione e l’umanità.

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