Trovata morta nel Ceresio la 52enne che diffuso le telefonate di Claudio Zali

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo
ESTERI Preferisci Informazione.News su Google

Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Una tragedia che si intreccia in modo inevitabile con le vicende politiche ticinesi. Il corpo senza vita di una donna di 52 anni, cittadina svizzera e domiciliata nel Luganese, è stato recuperato martedì pomeriggio nelle acque del Lago Ceresio, a Melide, a pochi metri dalla riva.

Si tratta della stessa persona che lo scorso luglio aveva pubblicato sui social network le registrazioni audio delle conversazioni telefoniche con il consigliere di Stato leghista Claudio Zali; quelle stesse telefonate, in cui il ministro affrontava questioni personali delicate, hanno rappresentato il detonatore che ne ha provocato le successive dimissioni dall'esecutivo cantonale.

Il ritrovamento e i soccorsi

La scoperta è avvenuta poco dopo le 17.30 di martedì, quando alcuni presenti sulla riva hanno notato la donna in difficoltà nelle acque del Ceresio, e l'hanno immediatamente tratta in salvo portandola a riva. Sul posto sono giunti gli agenti della Polizia cantonale, che hanno avviato le manovre di rianimazione, proseguite poi senza sosta dai soccorritori della Croce Verde di Lugano. Nonostante l'intervento tempestivo e i tentativi di rianimazione, il personale sanitario non ha potuto fare altro che constatare il decesso della 52enne, avvenuto presumibilmente per annegamento.

Secondo le prime informazioni raccolte dagli inquirenti, al momento non si ipotizza l'intervento di terzi, e la dinamica dell'accaduto sembrerebbe riconducibile a un tragico incidente.

Il legame con il caso Zali

La vicenda giudiziaria e politica che ha scosso il Cantone Ticino trova quindi un inaspettato e drammatico epilogo con la scomparsa della protagonista di quella che era stata una vera e propria bufera mediatica. Nel mese di luglio, la donna aveva infatti diffuso sui propri profili social una serie di registrazioni audio delle sue conversazioni con Claudio Zali; in quei frammenti, si sentiva il consigliere di Stato riferirsi a episodi di violenza domestica e ammettere di aver picchiato una donna.

La pubblicazione di quei contenuti, oltre a scatenare un vasto dibattito politico e popolare, ha messo il ministro leghista sotto una pressione tale da costringerlo a rassegnare le proprie dimissioni dalla carica di consigliere di Stato, in un clima di crescente isolamento all'interno del suo stesso partito.

Ripercussioni e indagini

Le autorità cantonali, attraverso la Polizia cantonale, hanno aperto un'inchiesta per chiarire gli esatti contorni dell'accaduto e accertare, come già ipotizzato, la causa naturale del decesso. La donna, che risiedeva nella zona del Luganese, era al centro di una delle vicende politiche più spinose degli ultimi anni in Ticino; la sua scomparsa, se da un lato chiude brutalmente la vicenda umana, dall'altro riporta inevitabilmente l'attenzione sul contenuto di quelle registrazioni e sulle conseguenze politiche che esse hanno generato.

L'amministrazione cantonale e il Dipartimento di giustizia e sicurezza, a cui afferiscono le indagini, stanno seguendo con la massima discrezione l'evoluzione delle verifiche tecniche, mentre la comunità locale di Melide si stringe attorno alla memoria della vittima, in attesa dei risultati definitivi dell'autopsia disposta dal Ministero pubblico.

Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.