Caso Zali, la morte di “Sabrina” e gli audio choc: il giallo del giudice-imputato che sconvolge il Ticino

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un nome, Claudio Zali; un’età, 64 anni; una doppia veste, quella del giudice che per vent’anni ha presieduto il Tribunale penale cantonale e quella del politico che ha guidato il Consiglio di Stato del Canton Ticino. Oggi, però, la sua figura pubblica è stata completamente riscritta da una serie di vicende giudiziarie e mediatiche che hanno trasformato un uomo abituato a emettere sentenze in un imputato.

Al centro dell’intricata vicenda che tiene banco nella Svizzera italiana ci sono registrazioni audio in cui si vantava di aver picchiato una donna e suggeriva a un’amica di “riempire di botte” un’altra persona, due inchieste penali a suo carico e il tragico epilogo della donna che aveva diffuso quei file compromettenti, ritrovata senza vita nelle acque del lago di Lugano.

Gli audio choc e le reazioni politiche

Tutto ha avuto inizio il 22 luglio, quando una donna, celandosi dietro lo pseudonimo di “Sabrina”, ha pubblicato sui social network alcune registrazioni di conversazioni telefoniche risalenti ad alcuni anni prima con Claudio Zali. In quei dialoghi, la cui autenticità non è stata finora smentita dall’interessato, il consigliere di Stato pronunciava frasi di una violenza inaudita: “Quando è venuta a casa mia l’ho pestata”, si sente dire, e ancora, riferendosi a una persona che avrebbe infastidito la sua interlocutrice, “Ma riempila di botte, sotto casa sua”.

In un secondo audio, Zali faceva riferimento alla possibilità di contattare “un amico di Milano” per risolvere il problema, citando George Orwell per affermare che “le persone hanno paura solo del dolore fisico”. L’esplosione del caso è stata immediata e ha travolto la politica cantonale. Sebbene Zali abbia sostenuto che quelle frasi fossero state pronunciate in un contesto privato e di esasperazione, la sua posizione di presidente del Governo e direttore del Dipartimento del territorio, oltre che il suo passato da massimo garante della giustizia, hanno reso la sua posizione insostenibile.

Partiti di ogni colore politico, dal PLR al PS, dai Verdi all’MPS, hanno chiesto un suo passo indietro immediato.

Le due inchieste giudiziarie

La vicenda degli audio, per quanto di per sé dirompente, ha rappresentato solo la punta dell’iceberg di una crisi molto più profonda. A fine giugno, infatti, il Ministero pubblico ticinese aveva già aperto un procedimento penale nei confronti di Claudio Zali per abuso di autorità e tentata coazione. L’indagine riguarda le pressioni che il politico avrebbe esercitato per aiutare un’amica ad alleggerire la posizione del figlio minorenne, un ragazzo di 14 anni che si trovava detenuto nell’istituto minorile della Farera con l’accusa di aver commesso sevizie su un coetaneo.

Si ipotizza che Zali abbia convocato funzionari e la giudice del tribunale dei minorenni nel suo ufficio per discutere delle condizioni di detenzione del giovane e cercare alternative. Le polemiche sono state ulteriormente alimentate dalla scoperta di una mail del 2020, in cui Zali sollecitava con toni molto duri l’Ente Ospedaliero Cantonale (EOC) ad assumere una sua conoscente, la stessa donna che compariva nelle registrazioni audio.

Nella missiva, Zali invitava a “sistemare questa faccenda”, suggerendo di licenziare “uno dei frontalieri di cui è farcito come un cannolo alla crema” per far posto alla sua protetta. Il 1° settembre, la posizione di Zali si è ulteriormente aggravata con l’apertura di una seconda inchiesta, questa volta per reati contro l’integrità sessuale, un fascicolo nato da una vicenda che coinvolgerebbe una terza persona.

La tragedia della 52enne e i misteri irrisolti

L’elemento che ha reso la vicenda ancora più cupa e tragica è stata la morte, il 18 agosto, della donna di 52 anni che aveva pubblicato gli audio. Il suo corpo è stato rinvenuto nel lago di Lugano, a Melide. L’autopsia, come reso noto dalla procura, ha indicato l’annegamento come causa del decesso, con un tasso alcolico elevato e tracce di benzodiazepine nel sangue, e al momento gli accertamenti non hanno evidenziato un intervento di terzi tale da configurare un omicidio. Tuttavia, le indagini restano aperte, e diversi elementi gettano ombre sul tragico evento.

La donna, come ricostruito dalla RSI, aveva già sporto querela contro Zali nel 2021 per una presunta aggressione, poi ritirata dopo le sue scuse. Circa due settimane prima di morire, aveva anche denunciato un’aggressione da parte di un uomo incappucciato che l’aveva colpita alla testa dopo una nuotata notturna. A fine luglio, la 52enne aveva scritto una lettera a un collettivo femminista, esprimendo la paura di sentirsi “in pericolo” dopo la pubblicazione degli audio su Instagram, una testimonianza resa pubblica durante un presidio in sua memoria davanti al Palazzo di giustizia di Lugano.

Un governo sotto pressione e le dimissioni annunciate

La tempesta mediatica e giudiziaria ha messo a dura prova l’intero esecutivo ticinese, accusato da più parti di aver gestito la crisi con troppa timidezza. Dopo settimane di silenzio e di pressioni crescenti, il 29 luglio il Consiglio di Stato ha annunciato che la vicepresidente Marina Carobbio Guscetti avrebbe assunto la presidenza del Governo al posto di Zali, il quale tuttavia sarebbe rimasto in carica fino a fine settembre per concludere alcuni dossier. Una decisione che non ha placato le critiche, con i partiti che hanno continuato a chiedere un gesto più netto e immediato.

La Lega dei Ticinesi, il partito di Zali, si è trovata in una posizione difficile. A fine luglio, Il Mattino della Domenica, giornale vicino al movimento, ha preso le distanze dal consigliere di Stato, definendolo incompatibile con la linea politica del partito e annunciando che non lo avrebbe sostenuto in vista delle elezioni cantonali del 2027.

Zali, che si proclama vittima di una “colossale trappola” e ha annunciato che tornerà alla professione di avvocato, non ha ancora chiarito del tutto la sua posizione su tutti i fronti, mentre le inchieste proseguono e le ombre su questa intricata storia sono destinate a rimanere ancora a lungo.

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