Il silenzio dei "Pro Pal" di fronte alle proteste palestinesi contro Hamas
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Redazione Esteri
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Mentre i civili di Gaza, stremati da mesi di conflitto, iniziano a manifestare contro Hamas – accusandolo di aver trasformato la Striscia in un campo di battaglia – le piazze occidentali, che per settimane hanno riempito le strade con slogan a sostegno della "causa palestinese", tacciono. Martedì scorso, a Beit Lahia, nel nord di Gaza, decine di residenti hanno sfidato la repressione per chiedere la fine dei bombardamenti e la cacciata dell’organizzazione terroristica, denunciandone apertamente il ruolo nella spirale di violenza che sta dissanguando la popolazione. Un gesto di coraggio, quello dei manifestanti, che però sembra non trovare eco tra chi, in Europa e negli Stati Uniti, aveva fatto del sostegno a Gaza una bandiera.
Intanto, il bilancio dei raid israeliani continua a crescere: secondo l’agenzia di difesa civile palestinese, un attacco aereo su Khan Yunis ha colpito una tenda per sfollati, uccidendo otto persone, tra cui cinque bambini, proprio nel giorno in cui i musulmani celebravano l’inizio di Eid al-Fitr. L’episodio, che ha riacceso le polemiche sull’operato di Israele, è avvenuto mentre entrambe le parti confermavano di aver ricevuto una nuova proposta di tregua, avanzata dai mediatori internazionali per fermare le ostilità durante la festività. Ma a Gaza, oltre alla guerra esterna, se ne combatte una interna, fatta di intimidazioni e sangue.
La sorte di Oday Nasser Al Rabay, 22enne palestinese torturato e ucciso da Hamas per aver partecipato alle proteste, è l’esempio più crudele di questa repressione. Rapito dopo essere sceso in strada per chiedere un futuro libero dal dominio dell’organizzazione, il suo corpo è stato ritrovato segnato da violenze inaudite, una pratica che ricorda i metodi usati dal gruppo per eliminare ogni dissenso. Che Al Rabay fosse o meno legato in passato a Hamas o alla Jihad Islamica – dettaglio che, in ogni caso, non giustificherebbe il linciaggio – poco importa: la sua colpa, agli occhi dei suoi carnefici, è stata quella di aver osato sfidarli pubblicamente.




