Addio car sharing: la ricetta perfetta per i consumatori diventa una maledizione per le aziende

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Prendere un'auto su prenotazione solo quando strettamente necessario, parcheggiandola poi in qualsiasi punto della città senza doversi sobbarcare le spese di bollo e di manutenzione: se questa formula, indubbiamente geniale nell'idea, appariva come la soluzione ideale per l'utente finale, lo stesso non si può affermare per le imprese che vi hanno investito. La recente decisione di Zity di lasciare Milano e la scelta di Enjoy di abbandonare il sistema del parcheggio libero – sostituendolo con punti fissi di prelievo e riconsegna – rappresentano infatti soltanto gli episodi più eclatanti di un malessere diffuso, che affonda le radici in bilanci spesso in rosso e in un modello di business il quale, a conti fatti, non ha mai garantito i ritorni economici inizialmente sperati.

Un settore che non ha mantenuto le promesse

La mobilità del futuro, come preconizzato anni fa, doveva essere elettrica, connessa e soprattutto condivisa; ma mentre il comparto dell'elettrificazione naviga in acque tutt'altro che tranquille, tra flessioni della domanda e ripensamenti strategici, e la connettività avanza pur tra notevoli limiti infrastrutturali, la condivisione dei veicoli a quattro ruote sta vivendo una contrazione preoccupante. I dati parlano in modo inequivocabile: dopo il boom del 2019, con dieci milioni di noleggi, si è passati a cinque milioni nel 2023, per scendere ancora a poco più di quattro milioni e duecentomila nel 2024, un trend che disegna un arretramento costante del settore.

La stretta operativa e il cambio di modello

Enjoy, operatore storico del car sharing in Italia, ha avviato nel 2025 una sa riduzione della propria flotta di veicoli, annunciando poi un radicale cambiamento nelle modalità di servizio. A partire dal prossimo gennaio, infatti, a Milano, Torino e Firenze, e successivamente a Roma e Bologna, i noleggi potranno iniziare e concludersi esclusivamente presso gli "Enjoy Point", aree dedicate all'interno di stazioni di servizio Enilive, scali aeroportuali e stazioni ferroviarie. Una svolta che segna la fine del modello "free floating", ossia del parcheggio libero in strada, pilastro originario del servizio e principale comodità per l'utente, ma anche fonte di costi elevatissimi e di complessa gestione logistica per le aziende.

Le ragioni strutturali di una crisi annunciata

Il declino del car sharing, del resto, non è un fenomeno improvviso bensì il risultato di un insieme di fattori che ne hanno eroso la sostenibilità. Tra questi spiccano gli altissimi costi operativi, che vanno dalla manutenzione delle vetture – spesso soggette a usura intensiva – alla gestione della logistica per il riposizionamento e la ricarica, senza dimenticare le ingenti spese per le assicurazioni e i canoni di sosta, spesso oggetto di trattative complesse con le amministrazioni comunali. A ciò si aggiunge una domanda che, dopo una prima fase di curiosità, non è mai decollata in modo strutturale e massiccio, rimanendo confinata a nicchie di utilizzatori per lo più in aree metropolitane, senza riuscire a convincere la maggioranza degli automobilisti a rinunciare al possesso del veicolo privato.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.