Bando dell’Agenzia delle Entrate per soli italiani: il Tribunale di Milano lo dichiara discriminatorio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Tribunale di Milano, Sezione Lavoro, ha dichiarato il carattere discriminatorio di una clausola contenuta nel bando pubblicato il 15 maggio 2026 dall’Agenzia delle Entrate. La selezione, finalizzata all’assunzione a tempo indeterminato di 622 unità nell’area assistenti, famiglia professionale di assistente gestionale, era rivolta in via prevalente a persone con disabilità iscritte al collocamento mirato di cui alla legge 68/1999.

Il requisito contestato imponeva il possesso della cittadinanza italiana, escludendo di fatto i cittadini di altri Paesi dell’Unione europea e quelli di Stati terzi in possesso di uno dei titoli di soggiorno previsti dalla normativa vigente.

Il ricorso delle associazioni e il nodo del Dpcm del 1994

A promuovere il ricorso sono state le organizzazioni Avvocati per Niente, Associazione per gli Studi Giuridici sull’Immigrazione, Cgil Lombardia e Ledha. Alla base della clausola contestata vi è un decreto della Presidenza del Consiglio dei ministri risalente al 1994, il quale impone che, per l’assunzione in alcuni ministeri tra cui quello delle Finanze, venga sempre richiesta la cittadinanza italiana. Il presupposto di tale norma è che solo il cittadino italiano possa vantare quella piena immedesimazione con gli interessi pubblici che le amministrazioni finanziarie perseguono.

La difesa delle associazioni ha sostenuto che tale automatismo non trovi più alcun fondamento nel quadro normativo attuale.

La decisione del giudice Luigi Pazienza

Il giudice ha accolto integralmente le tesi dei ricorrenti, rilevando come l’applicazione della riserva di nazionalità debba essere valutata caso per caso. Occorre cioè verificare se le mansioni assegnate al singolo profilo professionale comportino effettivamente l’esercizio di poteri pubblici o di funzioni sovrane. Nel caso della qualifica di assistente, secondo il Tribunale, tale condizione non si realizza, poiché le attività previste non implicano l’esercizio di poteri autoritativi.

La sentenza ha inoltre riconosciuto che la clausola produceva una discriminazione di particolare gravità, dal momento che la procedura era destinata in larga misura a persone con disabilità.

Gli obblighi imposti all’amministrazione finanziaria

La decisione depositata mercoledì 23 settembre ordina all’Agenzia delle Entrate di modificare il bando, consentendo la presentazione delle domande anche alle categorie di cittadini stranieri ammesse dalla legge. L’amministrazione dovrà adeguarsi entro trenta giorni dalla comunicazione della decisione; in caso di ritardo è prevista una penalità di 100 euro per ogni giorno di inadempimento. Il provvedimento dovrà inoltre essere pubblicato sul sito istituzionale dell’Agenzia. Il bando originario aveva raccolto 13.692 domande di partecipazione, chiuse il 17 giugno 2026.

Il precedente della Cassazione

La pronuncia milanese si inserisce nel solco tracciato da una recente decisione della Corte di Cassazione, la numero 23818 del luglio 2026. In quella occasione la Suprema Corte si era espressa su un concorso del Ministero dell’Interno per funzionari, affermando che l’esclusione dei cittadini stranieri può trovare una qualche giustificazione solo in casi residuali e in specifici contesti funzionali, laddove l’interesse nazionale si trovi in potenziale conflitto con quello del Paese di origine del candidato.

Secondo la Corte, il fatto che un non cittadino possa in talune occasioni porre problemi di potenziale conflitto con l’interesse nazionale non può comunque giustificare l’esclusione di tutti gli stranieri da un intero concorso. Il principio di proporzionalità impone che la cosiddetta riserva di nazionalità sia limitata a quanto strettamente necessario.

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