La notte in piazza Palma e la morte di Giacomo Bongiorni: il branco, i pugni, il «vecchiaccio di merda»

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sono passate da poco le 21.30 di un sabato sera qualunque, quando un gruppo di ragazzi – per ammazzare il tempo, forse, o forse solo per quel bisogno distorto di farsi sentire – comincia a lanciare bottiglie di vetro contro la saracinesca abbassata di un negozio in piazza Palma, a Massa, in Toscana. I pochi passanti, quelli che incrociano la scena, girano al largo: nessuno vuole grane, nessuno intende sporcarsi le mani con quella che appare, agli occhi distratti, come l’ennesima bravata notturna. Ma Giacomo Bongiorni, 47 anni, non si volta dall’altra parte. E sarà proprio questa scelta, a conti fatti, a costargli la vita.

La ricostruzione secondo per secondo di un pestaggio senza soste

Il filmato della telecamera di sorveglianza, incrociato con le testimonianze raccolte dai carabinieri, racconta una sequenza che il gip Aracri, nel provvedimento del Tribunale di Massa, ha descritto come «un susseguirsi di colpi, un pestaggio». Quella che in apparenza poteva sembrare una semplice lite di strada si trasforma in una «lotta» asimmetrica: da un lato un uomo di mezza età, dall’altro uno studente di 17 anni che – secondo la ricostruzione – colpisce Bongiorni con due pugni da boxeur, roteati con una violenza che non lascia scampo. Non è uno scontro tra pari, né un alterco che degenera per caso. È l’atto centrale di un’aggressione di branco, nella quale calci e pugni si susseguono senza interruzione, e dove la vittima non ha modo né di rialzarsi né di difendersi.

«Quel vecchiaccio di merda se l’è meritato»: la frase agghiacciante agli inquirenti

Ciò che trasforma questo fatto di cronaca nera in qualcosa di ancora più difficile da elaborare – se possibile – è la reazione di uno dei ragazzi presenti quella notte in piazza Palma. Sentito dai carabinieri nel corso delle indagini, l’adolescente si lascia andare a un commento che suona come una sentenza sommaria, pronunciata senza alcun filtro: «Quel vecchiaccio di merda se l’è meritato». Il «vecchiaccio» è proprio Giacomo Bongiorni, un padre di famiglia di 47 anni, morto sabato scorso per le conseguenze di un’aggressione che nessuno, tra quelli che erano lì, ha cercato di fermare. La frase non è solo cattiva, né solo cinica: restituisce l’idea di un’intera impalcatura morale capovolta, nella quale chi subisce la violenza diventa il responsabile della propria fine.

L’abbraccio mancato e il blackout dell’empatia: «Ha agito come se fosse stato il padre»

Negli studi di Domenica In, i migliori amici di Giacomo – Marco Gentili, Davide Nicolini ed Emanuele Pernice – hanno provato a mettere parole su un gesto che, per loro, non è stato né ingenuità né incoscienza. «Quando noi da piccoli sbagliavamo – hanno raccontato – i nostri genitori e non solo, gli adulti in generale, ci rimproveravano. Perché dovevano insegnarci e farci capire che avevamo commesso un errore. Giacomo ha agito così, facendo quello che gli era stato insegnato. Ha agito come se fosse stato il padre di quei ragazzi». Ed è esattamente in questo scarto, tra l’intenzione educativa di un adulto e la risposta sproporzionata di un gruppo di adolescenti e giovani adulti, che si consuma la tragedia. L’età dei protagonisti – un 47enne da una parte, minorenni e poco più dall’altra – non è un dettaglio marginale, né lo è la futilità delle motivazioni: nessuna rapina, nessun regolamento di conti, solo l’incontro tra un uomo che non chiude gli occhi e un branco che non conosce più il confine.

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