Il «vecchiaccio di merda» e i pugni da campione: l’ordinanza che svela gli ultimi secondi di Giacomo Bongiorni

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Massa si prepara ai funerali di Giacomo Bongiorni, il 47enne ucciso nella notte tra l’11 e il 12 aprile in piazza Palma, ma la cinica freddezza di uno degli aggressori – emersa durante le indagini – continua a risuonare più forte delle sirene del lutto cittadino proclamato dal sindaco Francesco Persiani. «Quel vecchiaccio di merda se l’è meritato»: è la frase, riferita dai carabinieri e finita agli atti del gip Aracri, che uno dei ragazzi presenti sulla scena ha pronunciato senza alcun senso di pietà, quasi a voler giustificare un accanimento che i medici legali, nelle prime rilevazioni autoptiche, hanno già definito devastante. È proprio su queste parole, cariche di disprezzo, che si innesta la ricostruzione scientifica dell’omicidio, dove l’analisi dei fotogrammi e delle testimonianze ha restituito l’immagine di un pestaggio «senza sosta», interrotto solo dalla morte della vittima.

Incrociando le dichiarazioni dei presenti con il video della telecamera di sorveglianza – la cui parte cruciale dura appena quindici secondi, parzialmente oscurati dalla chioma di un albero – gli inquirenti hanno potuto scrivere una drammatica timeline dei fatti. Alle 1.20 e 41 secondi, il diciassettenne, che gli investigatori hanno descritto come una vecchia conoscenza del ring (una promessa della boxe toscana che si è allenata fino a qualche anno fa nella palestra Boxing Team Pugilistica Massese), si lancia in avanti. Non si tratta di spinte o di una rissa confusa: lo studente colpisce Bongiorni con due pugni da boxeur, sferrati con una tecnica che rivela anni di allenamento agonistico. Un secondo dopo, alle 1.20 e 42 secondi, il 47enne crolla a terra privo di sensi, ma l’inferno non finisce lì. L’ex pugile gli è letteralmente a cavalcioni e lo raggiunge con altri due pugni al volto, mentre alle 1.20 e 44 secondi fa irruzione nella scena Eduard Alin Carutasu, 19 anni, che con un calcio di piatto lo colpisce direttamente in faccia.

«Un susseguirsi di colpi» e la fuga senza pietà sotto gli occhi del figlio

Il gip del Tribunale di Massa, nell’ordinanza di custodia cautelare che ha portato in carcere i due maggiorenni (Carutasu e Ionut Alexandru Miron, 23 anni) e il minore trasferito nel penitenziario di Firenze, parla chiaramente di un «susseguirsi di colpi» e di un «pestaggio» violento che lascia intendere, nelle motivazioni del giudice, la chiara volontà di sopprimere la vittima. Ciò che trasforma l’aggressione da rissa degenerata in potenziale omicidio volontario è, tuttavia, l’assenza totale di soccorso. Mentre i giovani continuavano a colpire, a pochi passi di distanza c’era il figlio undicenne di Bongiorni, rimasto accanto al del padre in un tentativo disperato e vano di farlo rialzare, tra le urla che i componenti del branco hanno scelto di ignorare.

Se la procura parla di accanimento, la difesa dei tre indagati tenta di ribaltare la narrazione sostenendo la tesi della provocazione. Secondo il racconto fornito dai legali – e in parte riscontrato da alcuni testimoni esterni sentiti dai carabinieri – non sarebbero stati i ragazzi a scatenare la rissa. La versione alternativa, che trova spazio anche nelle dichiarazioni dei genitori dei due giovani di origine rumena (i quali hanno dichiarato ai media di sentirsi «rovinati per sempre»), sostiene che Bongiorni abbia aggredito per primo il diciassettenne, colpendolo con una testata alla mascella dopo un alterco verbale nato dalla rottura di una bottiglia davanti a un locale. «Se un bambino di 16 anni ti dà un pugno non muori, a meno che tu non sia ubriaco o drogato», ha dichiarato il padre di uno dei fermati, cercando di spostare l’attenzione sulla reazione sproporzionata degli adulti.

L’autopsia e l’attesa per i referti: il peso di un pugno da boxeur

La verità giudiziaria, però, si giocherà sui numeri dell’autopsia affidata al professor Francesco Ventura, direttore dell’istituto di medicina legale di Genova. I primi rilievi, come riportato dagli atti, hanno evidenziato lesioni incompatibili con una semplice caduta: un disassamento della mandibola, spostata dalla sua sede naturale, e una «emorragia cerebrale vasta e profonda» che ha portato al collasso cardiocircolatorio del 47enne. Il consulente ha a disposizione trenta giorni per depositare il referto, un documento che sarà cruciale per stabilire non solo la causa scatenante del decesso, ma anche l’efficacia letale di un singolo colpi, specialmente se proveniente da un soggetto abituato a combattere sul ring.

Il 17enne, che nei primi interrogatori ha ammesso di aver reagito ma ha negato l’intenzione di uccidere, dovrà rispondere anche della sua specifica preparazione atletica. Nonostante la società sportiva che lo aveva tesserato abbia preso le distanze, precisando che il ragazzo non frequentava più la palestra da tre anni, il gip ha ritenuto sussistente il rischio di reiterazione del reato, rigettando le richieste di domiciliari per il minore. In carcere restano anche i due maggiorenni, mentre per gli altri due minorenni coinvolti (di 15 e 17 anni) si procede a piede libero, indagati a vario titolo per rissa e omicidio.

Funerali e silenzio: il duplice dolore di una famiglia

Oggi, nel duomo di Massa, la città si stringe attorno alla compagna Sara Tognocchi e al cognato Gabriele – quest’ultimo rimasto ferito con il setto nasale rotto nel tentativo di difendere Giacomo – mentre il dolore della famiglia si scontra con l’assenza di un pentimento pubblico da parte degli aggressori. Il lutto cittadino proclamato dal sindaco non è solo un gesto formale, ma il riflesso di uno sconcerto collettivo che ha spinto le autorità a vietare la trasmissione televisiva delle esequie, per preservare l’intimità di un addio già segnato dalla violenza più brutale. Se da un lato i parenti degli indagati parlano di «giovani aggrediti» e chiedono che non vengano marchiati come criminali, dall’altro le immagini ferme della videosorveglianza e le parole di quel «vecchiaccio di merda» continuano a pesare come un macigno sulla bilancia della giustizia.

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