Masterchef, il 'Dottor' Lee torna a casa: “In tv ho scoperto gli abbracci, ora cucinerò per i miei”
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La sua corsa, quella di Matteo Lee Chock Yun, il ventisettenne bolognese di origini cinesi che per tutta la durata della quindicesima edizione era stato considerato una sorta di “vincitore morale”, si è fermata a un passo dalla finale, nel corso dell’ultimo e decisivo skill test andato in onda nella serata di giovedì 12 febbraio -2-3. Un’eliminazione che, per come è maturata, ha lasciato l’amaro in bocca a molti appassionati, ma che lui, con la sua consueta pacatezza, ha saputo accettare senza alcun rimpianto, forte della consapevolezza di aver vissuto un’esperienza umana ben più profonda della semplice competizione culinaria -4. A renderlo celebre, dentro e fuori dalla Masterclass del cooking show Sky Original prodotto da Endemol Shine Italy, non era stata solo la sua precisione analitica ai fornelli – quella che gli è valsa il soprannome affettuoso di “Dottore” – ma anche e soprattutto la sua storia personale, fatta di un lungo periodo di isolamento volontario, lontano dal mondo e dai riflettori, che lui stesso ha definito come una fase necessaria della propria vita -5.
Dalla bolla del loft alla scoperta del contatto umano
Nato e cresciuto a Bologna, Matteo Lee, il cui vero nome è Lee Chock Yun, nella vita si occupa di investimenti online e per un decennio ha scelto di vivere in una dimensione quasi eremitica, fatta di poche uscite notturne e di un contatto sociale limitato alla famiglia e a una ristretta cerchia di amici -4. Ed è proprio in questa sua natura introspettiva che risiede la chiave del suo successo di pubblico: i telespettatori hanno imparato a conoscere un ragazzo timido, dai modi gentili e dalla delicatezza quasi commovente, che durante la sua permanenza nel loft milanese ha dovuto fare i conti con una realtà completamente nuova, fatta di convivenza forzata e di relazioni continue. «Non sono abituato agli abbracci a casa, li ho scoperti qui», ha confessato al momento dell’addio, commuovendo i giudici Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, e rivelando quanto il programma abbia rappresentato per lui una vera e propria rivoluzione emotiva -1-5. Un cambiamento che lui stesso racconta oggi con la serenità di chi ha superato un ostacolo personale importante, ammettendo che MasterChef gli ha “ricordato” di poter stare bene anche con persone estranee, allargando quella comfort zone che per anni aveva custodito gelosamente -4.
Nessuna strategia, solo il piacere di cucinare per gli altri
L’avventura del Dottor Lee si è interrotta dopo un duello serrato contro l’amico Niccolò Mazzanti, sfidati a utilizzare ingredienti estremi e complessi portati in dono dallo chef spagnolo Ángel León, il “genio del mare” con tre stelle Michelin -1-2. Una prova difficilissima, che prevedeva l’utilizzo di pelle di murena, fegato di rana pescatrice e zostera, durante la quale Matteo ha pagato una certa mancanza di incisività, quella “cazzimma” che i giudici cercavano, presentando un piatto giudicato troppo asciutto e neutro rispetto alla magistrale esecuzione del suo rivale -1-2. Ma anche in quel frangente, lui non ha mai pensato di giocare d’astuzia: nel duello finale, i due si sono addirittura aiutati a vicenda nell’assegnazione degli ingredienti migliori, un gesto di sportività che Matteo, a posteriori, rifarebbe senza esitazioni, anzi, forse esagerando ancora di più nell’aiuto -4. Perché per lui, come ha spiegato, la vittoria ha senso solo se arriva in una sfida leale, dove entrambi i concorrenti possono esprimersi al massimo delle loro potenzialità -4. Un atteggiamento che lo ha portato a non serbare alcun rancore neppure verso Matteo Rinaldi, che durante la puntata gli aveva affibbiato uno svantaggio temporale, interpretando quella mossa semplicemente come una legittima strategia di gioco -4-7.
Un futuro lontano dai riflettori, tra tagliatelle e passeggiate notturne
A differenza di tanti ex concorrenti che cavalcano l’onda della popolarità per aprirsi un ristorante o intraprendere la carriera di food blogger, Matteo Lee non ha alcuna intenzione di stravolgere la propria esistenza. Il suo futuro, per ora, è segnato da un ritorno alla normalità, fatto di investimenti online e di cene in famiglia. «Non mi sono iscritto a MasterChef per trovare uno sbocco professionale – ha chiarito – volevo solo far assaggiare i miei piatti a degli chef stellati e vivere un’avventura» -5-7. Continuerà a cucinare, questo sì, ma lo farà per i suoi genitori, per i suoi cari, sperimentando ricette che gli permettano di far viaggiare loro attraverso i sapori, come ha sempre fatto. Nella sua Bologna, dove è già stato riconosciuto per strada, tornerà a camminare di notte, lontano dal caos e dalla folla, e a cucinare le tagliatelle al ragù che ama tanto, lui che ha ricevuto il più grande dei complimenti quando gli chef hanno apprezzato la sua manualità nel chiudere i tortellini, simbolo della tradizione emiliana che sente profondamente sua -5.




