Masterchef, Matteo Lee eliminato: “Non sono abituato agli abbracci, li ho scoperti qui”
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Cultura e Spettacolo
-
C’è voluta la decima puntata di Masterchef Italia, quella andata in onda giovedì 12 febbraio e che ha fatto registrare ascolti da capogiro – si parla di quasi un milione di spettatori, con le interazioni social schizzate a un +66 per cento rispetto all’anno precedente – per decretare l’addio alla Masterclass di uno dei concorrenti più amati e discussi di questa quindicesima edizione. Parliamo di Matteo Lee, per tutti il «Dottore», classe ventisette anni, bolognese di origini cinesi, che nella vita, lontano dalle telecamere e dai fornelli, si occupa di investimenti online. La sua eliminazione, maturata al termine di uno Skill Test durissimo nella suggestiva cornice del ristorante di Ángel León a Cadice, ha lasciato il segno non tanto per un verdetto tecnico discusso – la sua zostera è risultata troppo asciutta rispetto al magistrale piatto a base di fegato di rana pescatrice preparato dall’amico Niccolò – quanto per la sua reazione, misurata e intensa, e per ciò che questa esperienza ha rappresentato per lui -1-2.
Per comprendere la portata del cambiamento bisogna tornare alle prime puntate, quando Lee, con la sua calma analitica e quel fare un po’ algido che gli è valso il soprannome, aveva confessato ai giudici di vivere una vita piuttosto ritirata, fatta di lunghe passeggiate notturne e di pochi, strettissimi affetti. «Non sono abituato agli abbracci a casa – ha raccontato subito dopo aver riconsegnato il grembiule, con la voce rotta dall’emozione – li ho scoperti qui». Una frase, quella pronunciata a caldo davanti a Bruno Barbieri, Antonino Cannavacciuolo e Giorgio Locatelli, che riassume un percorso umano prima ancora che culinario -1-7. Il programma, insomma, non gli ha solo insegnato tecniche nuove o l’uso audace di spezie e agrumi nei piatti salati, ma gli ha soprattutto allargato quella che lui stesso definisce la sua comfort zone, permettendogli di stare bene con persone sconosciute fino a pochi mesi prima e di esprimersi con una libertà inedita -7.
Dalla Mystery Box di Anna Zhang alla sfida estrema con gli ingredienti del mare
La puntata che ha sancito la sua uscita di scena era cominciata all’insegna della memoria affettiva, con il ritorno nella cucina di Masterchef di Anna Zhang, la vincitrice della scorsa edizione. La giovane chef aveva guidato i sette aspiranti ancora in gara in una Mystery Box dai sapori intimi e personali, fatta di ingredienti come il daikon, il lemongrass e la colatura di alici, quelli che per lei sanno di casa -2-8. Ne era uscita vincitrice Carlotta, che si era guadagnata l’immunità e la possibilità di guardare le prove successive dalla balconata. Subito dopo, però, l’attenzione si era spostata sull’Invention Test, una prova speciale per celebrare i quindici anni del programma: per la prima volta, i tre giudici avevano indossato le giacche bianche per cucinare insieme un piatto a base di piccione, mostrando ai concorrenti, tra le altre cose, la chiusura perfetta dei tortellini, un gesto che ha emozionato profondamente Matteo Lee, cresciuto a due passi da quella tradizione -2-8.
Ma è stato lo Skill Test finale, l’ultimo di questa edizione, a rivelarsi fatale per il concorrente bolognese. Nella cucina di Ángel León, lo chef tristellato di Cadice soprannominato il “genio del mare”, i concorrenti si sono trovati a dover maneggiare ingredienti mai visti prima: pelle di murena, piante alofite, squame di pesce, guanciale di mare e la misteriosa zostera, un cereale marino scoperto dallo chef spagnolo -2-5. Dopo una prima prova a base di risotto al plancton, che aveva già messo in difficoltà Matteo Lee con un piatto giudicato troppo unto, il duello finale è stato tra lui e Niccolò. Ed è stato proprio qui che la sua mancanza di incisività, quella “cazzimma” che i giudici gli avevano talvolta rimproverato, gli è costata cara: il suo piatto è apparso neutro, privo di personalità, un «piatto da ospedale» secondo il giudizio impietoso di Barbieri e León, mentre Niccolò stupiva Cannavacciuolo con un’esecuzione definita «la più buona mangiata fino a qui» -2-4.
Nessun rimpianto e un futuro lontano dai riflettori: “Torno a cucinare per la mia famiglia”
Tornato nella sua Bologna, Matteo Lee non mostra alcun segno di rammarico, né tantomeno la classica fame di rivincita che spesso accomuna gli eliminati dei talent show. In fondo, lo aveva detto fin dall’inizio: la sua non era una partecipazione finalizzata a trovare un lavoro o un trampolino di lancio per una carriera da chef stellato, ma un’esperienza, un «salto nel vuoto» necessario per riscoprirsi e per aprirsi al mondo -4-7. E così, mentre i suoi ex compagni di avventura continuano a lottare per un posto in finale, lui è tornato alla sua vita fatta di investimenti online e di lunghe camminate notturne, lontano dal caos e dai selfie che pure, ammette con un sorriso, iniziano a chiedergli per strada.
«Per ora non sto pensando di aprire nulla di particolare – ha spiegato al Corriere di Bologna, smontando ogni possibile illazione su un futuro tra i fornelli professionisti – Continuerò a cucinare per la mia famiglia» -7. Un ritorno alle origini, quindi, ma con una consapevolezza nuova: quella di aver allargato i propri confini e di aver scoperto, a ventisette anni, il valore di un abbraccio che a casa non era abituato a ricevere. E mentre i social impazzano e i fan si interrogano su chi possa portare a casa la vittoria, lui si gode il presente con il suo solito atteggiamento zen, lontano dalle logiche del piano quinquennale e del successo a tutti i costi. «Mi sarebbe piaciuto presentare il mio menù in finale – ha ammesso – ma va bene così» -4.




