MasterChef 15, i quattro finalisti sono Carlotta, Dounia, Matteo C. e Matteo R.
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Redazione Cultura e Spettacolo
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La pressione, in questi casi, non è soltanto quella di dover gestire una cottura o cesellare una guarnizione; è qualcosa di più sottile, una miscela di stanchezza accumulata e consapevolezza che ogni gesto, anche il più piccolo, può valere l'accesso alla storia del programma. La semifinale di MasterChef Italia 15, andata in onda giovedì 19 febbraio su Sky Uno, ha distillato i sei aspiranti chef rimasti – Carlotta Bertin, Dounia Zirari, Matteo Canzi (detto Teo), Matteo Rinaldi, Niccolò Mazzanti e Alessandro Segantini – riducendo il gruppo ai soli quattro che il 5 marzo si giocheranno il Titolo. Una selezione che ha visto alternarsi prove di alta cucina, tensione e colpi di scena, con una particolare attenzione agli ingredienti cosiddetti “volanti”, capaci di mettere in crisi anche i più preparati.
La tensione in cucina e il duello tra Carlotta e Dounia
L'aria nella masterclass era elettrica, e non solo per le fiamme dei fornelli. Il confronto, come spesso accade quando il traguardo si fa vicino, ha assunto i contorni di un duello tutto al femminile. Carlotta Bertin e Dounia Zirari, due percorsi diversi ma accomunati da una determinazione ferrea, non si sono risparmiate frecciate e sguardi di sfida, con i giudici Antonino Cannavacciuolo, Bruno Barbieri e Giorgio Locatelli a osservare ogni minima interazione, pronti a cogliere non solo gli errori tecnici ma anche eventuali cedimenti caratteriali. Una rivalità, questa, che ha aggiunto pepe a una puntata già di per sé carica di significato, dove ogni scelta poteva rivelarsi un boomerang. Le due concorrenti, del resto, rappresentano due filosofie culinarie differenti, e la loro contrapposizione ha tenuto banco per tutta la serata, diventando quasi il controcanto alle difficoltà oggettive delle prove.
Il Pressure Test decisivo: 45 minuti contro 35
Il momento clou della serata, quello che avrebbe sancito i nomi dei finalisti, è stato il Pressure Test. Una prova strutturata in due step, con una particolarità non da poco: sotto la cloche più grande, per tutti i concorrenti tranne uno, c'era un timer che segnava 45 minuti. Matteo Rinaldi, infatti, sconta una penalità rimediata nell'Invention Test, e il suo tempo a disposizione è ridotto a 35 minuti, un handicap non da poco in una fase così delicata. Sotto la cloche più piccola, invece, giacevano gli ingredienti protagonisti della sfida: per il primo step i bovoletti, lumache di terra, e per il secondo i piè d'asino, meglio note come mandorle di mare. Ogni aspirante chef ha dovuto dosare con cura le proprie energie e capacità, decidendo quanto tempo dedicare alla preparazione di un piatto per ciascuna delle due tornate. Chi, al primo passaggio, è riuscito a convincere pienamente il trio di giudici, ha ottenuto l'agognato accesso alla balconata, mettendosi al riparo e guardando gli altri combattere.
L'epilogo della gara e i nomi dei finalisti
Al termine di questa lunga e complessa puntata, il verdetto è arrivato inappellabile. A conquistare un posto nella finalissima sono stati Carlotta Bertin, Dounia Zirari e, appunto, i due Matteo: Matteo Canzi e Matteo Rinaldi. Per loro, ora, si apre la settimana che porta all'ultimo, decisivo appuntamento. Chi è rimasto indietro, invece, ha dovuto abbandonare il grembiule. L'esterna della semifinale, che si è svolta al ristorante tristellato Casa Perbellini 12 Apostoli di Verona con lo chef Giancarlo Perbellini, aveva già dato qualche indicazione, premiando Dounia con un passaggio diretto. Ma è stato il Pressure Test a fare piazza pulita. Niccolò Mazzanti, nonostante un percorso fatto di buone prove, è stato il primo a dover lasciare la masterclass, seguito a ruota da Alessandro Segantini, l'odontoiatra genovese che aveva più volte mostrato lampi di talento alternati a fragilità. La sua avventura, così come quella di Niccolò, si ferma a un passo dal sogno. Ora i riflettori sono tutti puntati sui magnifici quattro che il 5 marzo si contenderanno la vittoria finale.




