Rider in sciopero contro il caldo e il cottimo, proteste da Milano a Firenze
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Redazione Interno
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La mobilitazione nazionale dei rider del food delivery, indetta per il pomeriggio di mercoledì 15 luglio, ha portato in piazza i fattorini di Glovo e Deliveroo per protestare contro le condizioni di lavoro rese ancor più critiche dall'ondata di calore che sta interessando la penisola.
Lo sciopero, che ha visto concentrazioni e cortei a Milano, Firenze e Bologna, rappresenta l'atto più visibile di un malcontento che cova da tempo, incentrato sulla mancata applicazione delle ordinanze anti-caldo e sulla persistenza di un modello retributivo a cottimo, che costringe i lavoratori a scegliere tra la tutela della propria salute e la sussistenza di un reddito.
Le piazze della protesta contro le ordinanze e il mancato ristoro
A dare il via alla giornata di mobilitazione è stato il corteo in bicicletta dei rider fiorentini, partito poco prima delle 18 per attraversare il centro storico; un gesto simbolico che ha aperto le ostilità in una giornata che ha visto convergere le proteste in diverse città. A Milano, il presidio si è concentrato in piazza Duca d'Aosta, davanti alla Stazione Centrale, con un corteo che si è poi mosso verso Largo Cairoli.
I rider bolognesi, invece, si sono radunati in piazza Nettuno alle 16:30 per poi snodarsi lungo via Indipendenza. La protesta, promossa dal sindacato Nidil Cgil, ha visto l'adesione dei ciclofattorini delle principali piattaforme, con l'eccezione di quelli di Just Eat, che da anni godono di uno status contrattuale diverso e per questo non hanno incrociato le braccia. La mobilitazione continuerà giovedì 16 luglio in Piemonte, dove è stato proclamato uno sciopero regionale dalle 10 alle 17.
Il paradosso delle ordinanze e la selezione avversa del rischio
Il casus belli è rappresentato dalle ordinanze regionali e comunali, come quella del Comune di Milano, che prevedono la sospensione del lavoro nelle ore più calde, dalle 12:30 alle 16, nei giorni di bollino rosso per proteggere i lavoratori esposti alle alte temperature. Il paradosso che i rider denunciano è la natura stessa di queste misure: le ordinanze, sebbene impongano lo stop, includono una clausola che permette alle aziende di derogare al blocco adottando "misure di riduzione del rischio".
Secondo i sindacati, le piattaforme hanno interpretato questa possibilità in modo estensivo, limitandosi a fornire acqua e corsi di formazione online, lasciando di fatto ai singoli lavoratori la scelta se continuare a lavorare o meno. Una scelta che, in assenza di un sostegno economico per le ore di fermo, si trasforma in un ricatto: continuare a pedalare sotto il sole cocente o rinunciare a una parte del proprio guadagno, visto che la retribuzione è legata al numero di consegne effettuate.
Il cuore della vertenza: il superamento del cottimo
Il caldo, insomma, ha rappresentato la scintilla che ha infiammato una questione ben più strutturale, legata al modello di lavoro a cottimo che caratterizza il settore. I rider di Glovo e Deliveroo sono inquadrati come collaboratori e il loro compenso varia in base alle consegne, mentre Just Eat, che assume i fattorini con un contratto di lavoro subordinato garantendo una paga oraria, non è stata coinvolta nella protesta.
I manifestanti chiedono con forza il superamento di questo sistema, che espone i lavoratori a un'instabilità cronica di reddito e a una pressione costante per massimizzare il numero di ordini. Nelle assemblee e nei cortei, i rider hanno denunciato compensi sempre più bassi – come i 3 euro lordi per una consegna a Firenze – e la necessità di un contratto che riconosca le ore effettivamente lavorate, garantendo tutele in caso di infortunio e maggiore trasparenza sugli algoritmi di assegnazione delle consegne.
Il conto alla rovescia per il tavolo al Ministero
Questa mobilitazione si è consumata alla vigilia di un incontro decisivo al Ministero del Lavoro, convocato per giovedì 16 luglio, dove sindacati e associazioni delle piattaforme sono attesi per discutere proprio delle tutele e del riconoscimento di diritti per i rider. Tra le richieste che approderanno al tavolo, oltre all'assunzione dei lavoratori più assidui, c'è anche la possibilità di accedere agli ammortizzatori sociali, come la cassa integrazione per il caldo, per garantire un reddito nei periodi di fermo forzato.
Intanto, anche il mondo della rappresentanza sindacale si interroga sulla via da seguire: se da un lato la Confintesa ha richiamato l'attenzione su un contratto collettivo già depositato al Cnel, dall'altro ha sottolineato come la sua applicazione resti un tema di sistema, finché le aziende non decideranno di adottarlo.




