Il decreto della procura di Milano su Glovo e la meccanica dello sfruttamento dei quarantamila rider
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Redazione Interno
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La procura di Milano ha incardinato il controllo giudiziario d’urgenza su Foodinho srl, la società che per conto del colosso spagnolo Glovo gestisce il ramo italiano del food delivery, contestando all’amministratore unico Oscar Pierre – e di riflesso all’intero apparato societario – l’ipotesi di reato di caporalato aggravato -2-3-8. Il provvedimento, firmato dal pubblico ministero Paolo Storari e già trasmesso al vaglio del giudice per le indagini preliminari, poggia su un impianto accusatorio che disseziona il modello organizzativo della piattaforma: duemila lavoratori solo nel capoluogo lombardo e circa quarantamila sull’intero territorio nazionale, tutti inquadrati formalmente come autonomi ma di fatto sottoposti a un potere direttivo, disciplinare e di controllo che la Costituzione e i contratti collettivi del settore logistica riservano al lavoro subordinato -7-8-9.
Le risultanze degli accertamenti condotti dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro descrivono un meccanismo tariffario che, secondo i magistrati, viola l’articolo 36 della Carta fondamentale perché incapace di assicurare al lavoratore e alla sua famiglia un’esistenza libera e dignitosa -3-10. Le retribuzioni lorde riconosciute per singola prestazione oscillano infatti tra i due euro e cinquanta centesimi e i tre euro e settanta, importi che l’inchiesta giudiziaria ha rapportato a due parametri oggettivi: la soglia di povertà calcolata dall’Istat e i minimi salariali previsti dalla contrattazione collettiva nazionale. La distanza da questi riferimenti raggiunge punte del settantasei per cento rispetto al primo indicatore e sfiora l’ottantadue per cento rispetto al secondo, uno scostamento che la procura ha giudicato incompatibile con qualsiasi nozione giuridica di equo compenso -2-7-10.
Geolocalizzazione continua e tempi di attesa negati
Gli inquirenti hanno cristallizzato nelle carte del decreto le modalità operative imposte dall’algoritmo proprietario di Glovo, un sistema che traccia costantemente gli spostamenti dei fattorini, sanziona le soste non autorizzate e condiziona l’assegnazione delle corse successive alla velocità di esecuzione e al tasso di accettazione degli ordini -8-10. I rider verbalizzano turni che si protraggono regolarmente per dodici ore giornaliere, sei o sette giorni alla settimana, eppure il compenso mensile – quando va bene – si assesta sui novecento euro; molti dichiarano di dover cumulare account su altre piattaforme pur di avvicinarsi a una cifra che consenta la sopravvivenza materiale, e alcuni riferiscono di aver subìto furti dei propri mezzi mentre salivano ai piani alti dei condomini per ottemperare alle consegne -1-2-5.
Proprio l’assenza di copertura assicurativa per biciclette e ciclomotori, acquistati e manutenuti interamente a spese dei lavoratori, costituisce uno dei nodi fattuali emersi dalle audizioni, così come la questione dei cosiddetti tempi morti: i periodi – talvolta lunghi – che intercorrono tra l’arrivo del rider presso l’esercizio commerciale e il momento in cui l’ordine viene effettivamente prelevato, durante i quali l’applicazione impedisce al fattorino di rendersi disponibile per altre richieste. Il sindacato Nidil Cgil, nella voce del segretario padovano Mirko Romanato, ha ricordato come le stesse piattaforme avessero rigettato un anno fa la proposta di remunerare quelle attese e di applicare il contratto nazionale della logistica, istanze che l’indagine giudiziaria ha ora sostanzialmente avallato -1.
I verbali dei lavoratori e l’elemento soggettivo del bisogno
La procura ha valorizzato una mole consistente di testimonianze dirette, molte delle quali raccolte dai carabinieri e allegate al decreto in forma di risposte manoscritte. Un rider di origine afghana ha descritto una consegna di quasi cinque chilometri effettuata sotto la pioggia per una paga di due euro e settantadue centesimi, chiedendosi se fosse giusto tanto sforzo per così misero guadagno -2. Un altro, bengalese, ha dettagliato il proprio bilancio mensile – ottocentocinquanta euro lordi, di cui duecentocinquanta per il posto letto in affitto e quattrocento inviati alla famiglia in patria – e ha concluso che, se esistesse un’alternativa, cambierebbe immediatamente occupazione -2-10.
La reiterata disponibilità a prestare attività in condizioni oggettivamente svantaggiose viene ricondotta dall’accusa a uno stato di bisogno economico, elemento costitutivo del reato di caporalato, che Pierre e i vertici societari avrebbero scientemente sfruttato per mantenere un costo del lavoro altrimenti irrealizzabile -3-9. Nonostante la norma sia stata storicamente pensata per il reclutamento di manodopera in agricoltura o nell’edilizia, i giudici milanesi ne estendono l’applicazione al digitale, configurando quella che viene ormai definita caporalato digitale o telematico.
L’amministratore e il perimetro dell’intervento giudiziario
Il controllo giudiziario disposto da Storari rappresenta uno strumento meno invasivo rispetto all’amministrazione giudiziaria pura, poiché non rimuove i vertici aziendali ma affianca loro un funzionario – nella specie Adriano Romanò – con il compito di sorvegliare la conformità dell’attività imprenditoriale alle norme violate e di indicare le misure correttive da adottare -4-8-9. L’obiettivo dichiarato consiste nel ricalibrare gli assetti organizzativi affinché vengano garantiti compensi orari minimi, riconosciuti i periodi di attesa, restituita effettività alla tutela della salute e della sicurezza. Un’ordinanza del tribunale civile, emessa nell’agosto del 2025, aveva già imposto a Glovo la consegna di dispositivi di protezione contro le ondate di calore – cappelli con visiera, creme solari, borracce termiche – e un contributo economico maggiorato per l’approvvigionamento idrico nelle giornate con temperature superiori ai venticinque gradi -6.
Nelle deposizioni emerge anche un mutamento sociografico della categoria, non più composta esclusivamente da giovani migranti al primo impiego. L’inchiesta restituisce infatti la presenza di lavoratori over cinquanta, italiani, espulsi da precedenti occupazioni o pensionati costretti a reintegrare un reddito insufficiente per far fronte alle spese correnti, i quali si trovano assoggettati alle stesse logiche algoritmiche, agli stessi cottimi e alla stessa assenza di garanzie contrattuali che la procura ha ora posto al centro di un procedimento penale destinato a fare giurisprudenza.




