Deliveroo sotto controllo giudiziario a Milano per il "caporalato digitale" su 20mila rider
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Redazione Interno
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Il pubblico ministero Paolo Storari, lo stesso magistrato che nelle scorse settimane aveva firmato un provvedimento analogo per Glovo-Foodinho, ha messo nero su bianco un nuovo decreto che dispone il controllo giudiziario in via d’urgenza per Deliveroo Italy Srl. La decisione, eseguita questa mattina dai carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro di Milano, porta con sé la nomina di un amministratore giudiziario — l’avvocato Jean Paule Castagno di Cuneo — che dovrà vigilare sulla gestione dei rapporti con i fattorini e, soprattutto, sovrintendere alla loro regolarizzazione contrattuale. L’inchiesta, che vede indagati la società e il suo amministratore unico Andrea Zocchi, contesta il reato di caporalato aggravato: l’accusa, in buona sostanza, è quella di aver impiegato manodopera in condizioni di sfruttamento approfittando dello stato di bisogno dei lavoratori. Un’ipotesi grave, che estende il fenomeno del cosiddetto caporalato dalle campagne del Sud alle strade digitali delle metropoli.
Compensi ridotti del 90% e algoritmi che decidono tutto
Il cuore dell’impianto accusatorio poggia su numeri e meccanismi organizzativi che, agli occhi della Procura, rivelerebbero una subordinazione sostanziale mascherata da autonomia formale. I rider, in Italia circa ventimila dei quali tremila operanti solo a Milano, risultano inquadrati come lavoratori autonomi titolari di partita Iva in regime forfettario. Eppure, stando agli accertamenti condotti dai carabinieri, ogni aspetto della loro prestazione — dalla raccolta degli ordini alla determinazione dei tempi di consegna, passando per i parametri di remunerazione — sarebbe interamente governato dall’algoritmo e dalla piattaforma informatica. Un’analisi condotta su un campione di cinquanta fattorini, sentiti come testimoni, ha evidenziato che il settantatre per cento di loro percepiva compensi lordi inferiori ai milleduecentoquarantacinque euro mensili, la soglia oltre la quale, secondo dati Istat del luglio 2024, si rischia di scivolare in povertà. Lo scostamento medio annuo rispetto a quel parametro supera i settemiladuecento euro. E se il paragone si sposta sul contratto collettivo nazionale della logistica, quello che tecnicamente andrebbe applicato, la percentuale di rider sottopagati schizza all’ottantasei virgola cinque per cento. Non solo: in alcuni casi le retribuzioni risultavano inferiori fino a circa il novanta per cento rispetto ai minimi contrattuali e alla stessa soglia di povertà, una forbice che per i magistrati viola platealmente l’articolo 36 della Costituzione, quello che garantisce una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del lavoro e comunque sufficiente ad assicurare un’esistenza libera e dignitosa.
La politica d’impresa e il ruolo dell’amministratore giudiziario
Nelle carte depositate dalla Procura, l’aggettivazione è tutt’altro che tenera nei confronti del colosso del food delivery, controllato dalla britannica Roofoods Ltd e capace di generare in Italia un giro d’affari da duecentoquaranta milioni di euro. L’impiego di manodopera in condizioni di sfruttamento, scrive il pm Storari, sarebbe avvenuto “nell’interesse e a vantaggio” della società, la quale avrebbe adottato una “politica di impresa che rinnega esplicitamente le esigenze di rispetto della legalità”. I modelli organizzativi predisposti da Deliveroo, secondo questa ricostruzione, non solo si sarebbero rivelati inidonei a prevenire situazioni di pesante sfruttamento lavorativo, ma tali situazioni sarebbero state “deliberatamente ricercate ed attuate”. Parole pesanti, che motivano la scelta di un controllo giudiziario d’urgenza in attesa che, entro dieci giorni, il decreto venga convalidato dal giudice per le indagini preliminari Roberto Crepaldi, lo stesso che ha già dato il via libera al provvedimento su Glovo. Nel frattempo, l’amministratore giudiziario dovrà occuparsi di garantire il rispetto delle norme lavorative, adottare nuovi assetti organizzativi per evitare il ripetersi dei fenomeni di sfruttamento e procedere alla regolarizzazione di tutti i rider che risultavano attivi all’avvio dell’inchiesta. Un compito delicato, che potrebbe portare a scelte anche in difformità rispetto alle linee indicate dalla multinazionale.
Le indagini sul "caporalato digitale" e il lavoro oltre le apparenze
Questo filone d’inchiesta, che ormai da anni vede il pm Storari e i carabinieri del Nucleo Ispettorato del Lavoro scandagliare il mondo delle piattaforme digitali, parte da un presupposto investigativo ormai consolidato: al di là delle formule contrattuali utilizzate, ciò che conta è il controllo effettivo esercitato dall’azienda sulla prestazione lavorativa. Nel caso di Deliveroo, gli investigatori hanno ricostruito come i fattorini, pur liberi di scegliere se e quando collegarsi all’applicazione, una volta accettata una consegna si trovino inseriti in un flusso rigidamente predeterminato: l’app detta i tempi di ritiro, i percorsi da seguire, le modalità di riconsegna, e tiene traccia di ogni singolo movimento attraverso il gps del telefono. Parametri che incidono anche sul cosiddetto punteggio di eccellenza, il meccanismo che influisce sulla priorità nell’accesso alle fasce orarie più remunerative. Un sistema, insomma, che per la Procura non lascia spazio all’autonomia e che, di fatto, trasforma il rider in un lavoratore subordinato a tutti gli effetti, con l’aggravante di essere pagato molto meno di quanto prevedano i contratti. L’indagine, del resto, segue di pochi mesi un’altra importante pronuncia giudiziaria: nell’aprile del 2025 la sezione lavoro del tribunale di Milano aveva già stabilito, in una causa civile, che i rider di Deliveroo andavano considerati etero-organizzati e quindi destinatari delle tutele previste per i dipendenti, ordinando il versamento dei contributi previdenziali per le ore effettivamente lavorate. Ora il controllo giudiziario aggiunge un tassello penale a un mosaico che, nelle intenzioni della magistratura milanese, mira a ridefinire i confini della legalità nel settore del delivery.




