Trump: "Nuovo trattato nucleare, il New Start è superato"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, tornando su uno dei cavalli di battaglia della sua prima amministrazione, ha rilanciato l'idea di una radicale revisione degli accordi di controllo degli armamenti strategici con la Russia. In un post pubblicato sulla sua piattaforma Truth Social, Trump ha sostenuto che invece di pensare a un'estensione del trattato New Start, definito "mal negoziato" e gravemente violato, si dovrebbe lavorare a un accordo nuovo e moderno, capace di reggere le sfide future. Una presa di posizione che, se da un lato sembra ignorare le difficoltà pratiche e politiche di un simile negoziato in piena guerra in Ucraina, dall'altro riporta l'attenzione sulla dialettica diretta tra Washington e Mosca, un canale che, nonostante tutto, non sembra essersi mai interrotto del tutto.

Zakharova respinge le accuse di Tajani, nuovi raid nella notte

Sul fronte delle relazioni diplomatiche, intanto, il clima resta gelido. La portavoce del ministero degli Esteri russo, Maria Zakharova, ha ribattuto senza mezzi termini alle dichiarazioni del ministro degli Esteri italiano, Antonio Tajani, il quale aveva parlato di cyberattacchi russi sventati contro missioni diplomatiche italiane e siti legati alle Olimpiadi invernali. Quelle affermazioni, ha detto Zakharova, sono "una calunnia", rientrando in quel quadro di accuse strumentali che Mosca ritiene essere abitualmente rivolte contro di essa. Mentre la guerra verbale procede, quella con le armi continua a mietere vittime. Nella regione di Zaporizhzhia, un attacco russo condotto con droni ha colpito un'abitazione nella città di Vilniansk, causando la morte di due persone, un uomo e una donna di 48 e 49 anni, e il ferimento di un'altra.

Il processo negoziale prosegue tra Abu Dhabi e l'attentato a Mosca

Parallela alla guerra sul campo, prosegue faticosamente la cosiddetta "diplomazia dei piccoli passi", come dimostrano i recenti colloqui tecnici trilaterali tenutisi ad Abu Dhabi. Sebbene il presidente ucraino Volodymyr Zelensky abbia ammesso che i negoziati "non sono facili", ha anche confermato che proseguono, lasciando intravedere uno spiraglio. Il risultato più concreto di questi incontri è stato lo scambio di 157 prigionieri per parte, il primo di tale entità da mesi. Una dinamica che il Cremlino ha definito positivamente, parlando di "passi avanti" nonostante quelli che ha chiamato "sabotaggi europei". Tuttavia, questo fragile clima è stato scosso da un grave episodio di cronaca nera a Mosca, dove un alto ufficiale dell'intelligence militare russa è stato gravemente ferito da colpi d'arma da fuoco. Il ministro degli Esteri russo, Sergej Lavrov, ha accusato senza esitazione Kiev di aver organizzato l'agguato con l'obiettivo preciso di far saltare il processo negoziale.

Zelensky guarda a Washington, il rebus del ruolo europeo

In questo contesto intricato, dove ogni gesto diplomatico sembra controbilanciato da un episodio di violenza, il presidente Zelensky ha fatto un altro annuncio significativo. Dopo l'incontro ad Abu Dhabi, ha indicato che i prossimi colloqui di alto livello per cercare una soluzione al conflitto probabilmente si terranno negli Stati Uniti. Un'affermazione che, se da un lato sottolinea il ruolo centrale di Washington in qualsiasi trattativa, dall'altro solleva ulteriori interrogativi sul posizionamento e sull'influenza effettiva delle capitali europee in questo drammatico scacchiere, dove la partita si gioca su più livelli, da quello nucleare a quello cyber, dal campo di battaglia al tavolo dei prigionieri.

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