Trilaterale a Abu Dhabi, in Emirati, mentre la guerra di droni continua
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Redazione Esteri
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Ad Abu Dhabi, capitale degli Emirati Arabi Uniti, sono formalmente iniziati i negoziati diretti tra Russia, Ucraina e Stati Uniti, un evento che – come annunciato dal ministro degli esteri emiratino Abdullah bin Zayed Al Nahyan – si protrarrà per due giorni nella speranza di individuare, attraverso un dialogo tanto complesso quanto necessario, delle soluzioni politiche a una crisi che prosegue ormai da anni. L’iniziativa diplomatica, che si sviluppa sotto l’egida di una mediazione del Golfo, giunge in un momento di accentuata pressione militare, poiché soltanto nelle scorse ore Mosca ha sferrato un massiccio attacco notturno con oltre cento droni contro il territorio ucraino, un’azione che, pur senza scendere in dettagli espliciti, ha causato danni significativi alle infrastrutture civili, lasciando senza riscaldamento quasi duemila edifici nella sola capitale Kiev secondo quanto riferito dal sindaco locale.
Il contesto dei colloqui e le mosse parallele
Questo trilaterale, il primo del suo genere con la partecipazione di Washington, non è un evento isolato ma segue una serie di contatti ad alto livello che hanno visto, nelle ultime quarantotto ore, un incontro a Mosca tra il presidente russo Vladimir Putin e i delegati statunitensi Witkoff e Kushner, incontro che il Cremlino ha definito “sostanziale e costruttivo”, quasi a voler creare un clima distinto rispetto all’asprezza delle operazioni sul campo. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso ottimismo riguardo al processo, un sentimento che contrasta con le parole dure del presidente ucraino il quale, intervenuto al Forum di Davos, ha criticato aspramente l’Europa, giudicandola “divisa e persa” di fronte alla nuova amministrazione americana.
La posizione russa e la posta in gioco
La delegazione russa, che si recherà ad Abu Dhabi nelle prossime ore sotto la guida del generale Igor Kostyukov, parte con una premessa chiara, già espressa dal consigliere diplomatico Yuri Ushakov: la guerra continuerà fino al raggiungimento di un accordo che soddisfi gli interessi di Mosca. Una posizione che delinea il perimetro stretto e rischioso del negoziato, dove ogni discussione sulla sicurezza – a partire dal nodo irrisolto del Donbas – si intreccia inevitabilmente con le esigenze strategiche e le rivendicazioni territoriali che hanno innescato il conflitto, senza che, al momento, si intraveda una via d’uscita condivisa.
La difficile ricerca di una strada
Mentre i gruppi di lavoro si insediano negli Emirati, la distanza tra le parti appare ancora enorme, alimentata da una guerra di logoramento che non accenna a fermarsi e da retoriche pubbliche spesso confliggenti. La speranza, affidata a queste due giornate di colloqui, è che si possa almeno consolidare un canale di comunicazione formale e stabile, un elemento di per sé non sufficiente a fermare le ostilità ma forse necessario per evitare un’ulteriore, pericolosa escalation, in un quadro internazionale dove gli equilibri sembrano ridefinirsi rapidamente. La posta in gioco, come è evidente, riguarda non solo il futuro dell’Ucraina ma la stabilità di un intero continente, messa a dura prova da mesi di combattimenti e da una diplomazia finora incapace di trovare una soluzione.




