Certificazione unica Inps 2026, da metà marzo sarà possibile scaricare la Cu per pensionati e disoccupati
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Redazione Economia
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Si avvicina per l’Istituto nazionale della previdenza sociale l’appuntamento con la Certificazione Unica relativa ai redditi corrisposti nell’anno appena concluso, quella che un tempo veniva chiamata CUD e che oggi, dopo le modifiche introdotte negli ultimi anni e le semplificazioni volute dal legislatore, rappresenta il tassello fondamentale per la dichiarazione dei redditi. Cittadini e cittadine che, a diverso Titolo, hanno percepito somme dall’Istituto nel corso del 2025 — si tratti di trattamenti pensionistici, di sostegno al reddito come la Nuova prestazione di assicurazione sociale per l’impiego (Naspi) o la Dis-coll, oppure di integrazioni salariali come la Cassa integrazione guadagni (Cig) — potranno scaricare il modello, in formato PDF, direttamente dal portale istituzionale o tramite l’applicazione per dispositivi mobili.
L’accesso al documento, la cui pubblicazione è prevista nel corso della seconda o terza settimana di marzo, richiede il possesso di credenziali SPID (Sistema Pubblico di Identità Digitale), della carta di identità elettronica munita dei codici pin rilasciati dal Comune di residenza, oppure della Carta Nazionale dei Servizi. Per i meno avvezzi all’utilizzo degli strumenti digitali, resta naturalmente la possibilità di rivolgersi a un patronato o a un Centro di assistenza fiscale (Caf), i quali potranno interfacciarsi con l’Istituto per conto dell’assistito; in alternativa, è attivo un contact center che, se contattato, può fornire indicazioni su come ricevere il modello al proprio domicilio.
Le scadenze da segnare sul calendario per la Certificazione Unica 2026
La gestione della Certificazione Unica 2026, che si riferisce ai redditi percepiti dai contribuenti nel 2025, ruota intorno a tre date principali, ognuna delle quali assolve a una funzione specifica nell’ambito degli adempimenti fiscali. Il provvedimento dell’Agenzia delle Entrate numero 15707 del 15 gennaio 2026 ha ufficialmente approvato il modello, recependo al suo interno le novità introdotte dalla semplificazione degli adempimenti e definendo con precisione i termini di invio e consegna.
La prima scadenza, quella del 16 marzo 2026, è forse la più rilevante per i percettori di reddito: entro tale data, infatti, i sostituti d’imposta — inclusi quindi l’INPS per pensioni e ammortizzatori sociali, ma anche i datori di lavoro privati — sono tenuti a consegnare ai propri assistiti la CU cosiddetta “sintetica”. Contestualmente, entro lo stesso giorno, deve avvenire la trasmissione telematica all’Agenzia delle Entrate del modello “ordinario” per quei redditi che confluiranno nella dichiarazione precompilata (modello 730).
La seconda scadenza, fissata al 30 aprile 2026, rappresenta una novità del calendario fiscale e riguarda un insieme più ristretto di situazioni: entro questa data devono essere inviati all’Amministrazione finanziaria i dati contenuti nelle CU che certificano esclusivamente redditi di lavoro autonomo abituale, provvigioni o redditi derivanti dall’esercizio di arte o professione. Per questi soggetti, la consegna del modello sintetico da parte del committente deve comunque avvenire entro il 16 marzo, restando invariato il momento in cui il professionista entra materialmente in possesso del documento.
La terza finestra utile, infine, è quella del 2 novembre 2026, termine che slitta rispetto al consueto 31 ottobre perché quest’anno quel giorno cade di sabato. Questa data è riservata alla trasmissione delle certificazioni uniche che contengono esclusivamente redditi esenti o non dichiarabili mediante la dichiarazione dei redditi precompilata, come alcune tipologie di borse di studio o assegni per invalidità che non concorrono alla formazione del reddito imponibile.
Le modalità di richiesta per chi non ha dimestichezza con il digitale
Nonostante la spinta verso la digitalizzazione dei servizi, l’Istituto ha mantenuto attivi canali tradizionali per venire incontro alle esigenze di tutti i contribuenti. Oltre alla già citata possibilità di scaricare il documento dall’area MyINPS seguendo il percorso “I tuoi servizi e strumenti”, quindi “Servizi fiscali e pagamenti ricevuti da INPS” e infine “Certificazione Unica 2025 (Cittadino)”, è possibile ottenere il modello anche attraverso l’app dell’Istituto, disponibile per sistemi operativi Android e iOS.
Per i pensionati, esiste una via ulteriormente semplificata: il documento è raggiungibile anche attraverso il servizio “Cedolino della pensione”, che espone un collegamento diretto alla CU dell’anno di competenza. In alternativa, si può fare richiesta tramite Posta Elettronica Certificata (PEC) all’indirizzo [email protected], avendo cura di allegare una copia fronte-retro di un documento di identità valido del richiedente; in questo caso, la certificazione verrà recapitata dall’INPS direttamente alla casella di posta elettronica dalla quale è partita la richiesta.
Le particolarità per colf e badanti e la dichiarazione sostitutiva
Nel sistema fiscale italiano, la Certificazione Unica rappresenta il documento ufficiale attraverso il quale i sostituti d’imposta attestano i redditi erogati e le ritenute fiscali e previdenziali applicate, e anche nel 2026 questo adempimento mantiene un ruolo centrale per la corretta gestione della dichiarazione dei redditi. Tuttavia, quando si parla di CU per colf e badanti — categoria che rientra nel vasto mondo del lavoro domestico — occorre considerare regole particolari che distinguono questo settore dalle altre tipologie di impiego, soprattutto per quanto riguarda i tempi di consegna consigliati e la documentazione necessaria.
Il datore di lavoro domestico, che per legge è considerato sostituto d’imposta, è tenuto a predisporre la Certificazione Unica per il proprio dipendente entro i termini previsti dalla normativa generale, consegnandogliene una copia. Qualora, però, il rapporto di lavoro dovesse cessare prima della fine dell’anno o il lavoratore ne facesse esplicita richiesta per motivi legati alla dichiarazione dei redditi, la consegna del modello può avvenire anche in anticipo rispetto alla scadenza canonica del 16 marzo. Resta inteso che, per i datori di lavoro domestico che non fossero in possesso di strumenti informatici o che incontrassero difficoltà nella compilazione, l’assistenza di un Caf o di un patronato specializzato in questo genere di adempimenti può rivelarsi preziosa per evitare errori nella compilazione dei dati obbligatori, come il codice fiscale del lavoratore e l’esatto ammontare delle retribuzioni lorde corrisposte e delle ritenute operate.




