La tragedia di Beatrice, bimba di due anni morta a Bordighera. Madre arrestata

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Una mattina qualunque si è trasformata, nella quiete residenziale di una località collinare sopra Bordighera, nel preludio di una tragedia che ha spezzato l’esistenza di una famiglia. È stato intorno alle otto di lunedì, nella villetta di strada delle Morghe a Montenero, che la madre ha rinvenuto il Corpo esanime della figlia di due anni, Beatrice, giacente nel lettino dove avrebbe dovuto riposare. L’allarme, scattato immediatamente, non ha sortito alcun effetto poiché i soccorsi, giunti sul posto in codice rosso, non hanno potuto far altro che constatare il decesso della piccola, tentando invano di rianimarla. Gli eventi, che si sono svolti con una rapidità disarmante, hanno lasciato spazio a una lenta e meticolosa indagine condotta dai carabinieri, la quale ha progressivamente fatto emergere elementi discordanti rispetto alla versione inizialmente fornita dalla donna.

Le contraddizioni emerse durante l'interrogatorio

La dinamica ricostruita dalla madre, che ha negato ogni coinvolgimento attivo, parlava di una banale caduta dalle scale occorsa nei giorni precedenti, un incidente dopo il quale la bambina – a suo dire – stava apparentemente bene. La chiamata al 118 sarebbe scattata solo nella mattina di lunedì, all’improvviso aggravarsi delle condizioni della piccola, colta da una presunta crisi respiratoria. Questa ricostruzione, tuttavia, ha cominciato a vacillare sotto il peso delle evidenze medico-legali e delle incongruenze riscontrate dagli investigatori durante un lungo e serrato interrogatorio pomeridiano. La donna, infatti, è caduta in numerose contraddizioni, non riuscendo a fornire un quadro coerente e plausibile degli avvenimenti che hanno preceduto il ritrovamento del della figlia.

Le prove che hanno portato all'arresto

Un elemento decisivo, che ha indirizzato le indagini verso una direzione ben precisa, è stato il referto del medico legale chiamato a esaminare la salma. Il corpicino di Beatrice, come accertato dagli esperti, presentava un insieme di ecchimosi e lividi diffusi, lesioni la cui natura e distribuzione sono state giudicate incompatibili con una semplice caduta accidentale. Tali traumi, al contrario, apparivano riconducibili a una o più aggressioni volontarie, suscitando il fondato sospetto che la bambina avesse subito violenze prima del decesso. Questi riscontri oggettivi, uniti alle discordanze emerse dalla narrazione della madre, hanno fornito alla procura di Imperia il quadro probatorio necessario per richiedere una misura cautelare.

Il provvedimento della procura e la reazione delle forze dell'ordine

Al termine delle formalità, in serata, i carabinieri hanno quindi eseguito l’ordine di custodia in carcere, emesso dal giudice su richiesta del pubblico ministero. L’accusa formulata è quella di omicidio preterintenzionale, delitto che presuppone la volontà di arrecare lesioni ma non l’intenzione di cagionare la morte, evento che si verifica come conseguenza non voluta di atti violenti. Dopo l’arresto, la donna è stata trasferita nel carcere di Genova Pontedecimo a bordo di un’auto dell’Arma, mentre gli investigatori continuano a lavorare per ricostruire ogni minuto della vicenda, scandagliando la vita familiare e acquisendo ogni possibile elemento a corredo dell’inchiesta penale appena aperta.

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