Djordjevic sceglie la Turchia, la Virtus resta col rebus panchina
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Redazione Sport
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BOLOGNA – Nessuno potrà assistere, sugli schermi della città, alla proiezione di “Djordjevic, il grande ritorno”. Il blockbuster che molti tifosi della Virtus Speravo di rivedere, quello capace di riportare in bianconero l’artefice dell’inebriante scudetto del 2021, si è arenato ben prima della lavorazione, fermo a un semplice soggetto destinato a non trasformarsi mai in sceneggiatura. L’allenatore serbo, infatti, non siederà più sulla panchina delle Vu Nere, avendo invece diretto la propria carriera verso Istanbul, dove lo attende una nuova, stimolante avventura.
La parola data piega le velleità di ritorno
A far naufragare il possibile idillio – che aveva tenuto banco per diversi giorni negli ambienti di Basket City – è stato il rispetto della parola data. Se da un lato il diretto interessato, Sasha Djordjevic, si era mostrato più che consenziente all’idea di tornare sotto le Due Torri, tanto da intrattenere contatti intensi e concreti con il gm bianconero Paolo Ronci, dall’altro pendeva una spada di Damocle: un accordo, seppur verbale, già stipulato con il Bahcesehir.
Il club turco, che nella prossima stagione parteciperà all’EuroCup, non ha avuto alcuna intenzione di lasciar sfumare l’affare, pretendendo il rispetto degli impegni presi sia dall’agenzia che rappresenta il coach sia dallo stesso tecnico. Djordjevic, pur affascinato dall’ipotesi di una rivincita bolognese e da un biennale da 1,6 milioni di euro complessivi, ha riconosciuto la priorità dell’impegno preso, scegliendo la meta sul Bosforo.
Trattativa affondata sul rettangolo di gioco
La trattativa, come rivela un’approfondita ricostruzione firmata da Walter Fuochi su “La Repubblica”, è stata dunque caratterizzata da un’altalena di emozioni. Dopo aver inizialmente delineato un’intesa che sembrava riportare il serbo sulla panchina della squadra che nel 2021 travolse Milano 4-0 in finale scudetto, il tutto si è bruscamente interrotto.
La Virtus ci aveva contato, vedendo nel nome di Djordjevic la figura ideale per scrivere un nuovo capitolo della propria storia, ma si è dovuta arrendere all’evidenza: l’offerta economica turca, sebbene non fosse l’unico fattore in gioco, era superiore, ma ciò che ha davvero pesato è stato il rispetto della parola data. A Istanbul, dove è stato ufficializzato l’esonero del tecnico uscente Marko Barac, si è spalancata l’autostrada per Sasha, lasciando la Virtus a dover ricominciare daccapo la propria ricerca.
Il rebus panchina: tra contratti e attese blaugrana
Archiviato il nome del serbo, la dirigenza bolognese si trova ora a dover risolvere un rebus piuttosto intricato per la prossima stagione. I primi sondaggi esplorati dalla società portano dritti verso la Grecia, con i profili di Dimitrios Priftis e Giannis Sfairopoulos che sono finiti nel mirino. Tuttavia, entrambe le operazioni si presentano come salite molto ripide.
Il primo, Priftis, non è un allenatore libero: solo pochi mesi fa, nell’aprile del 2026, ha rinnovato il suo contratto con la Unahotels Reggio Emilia fino al 2028, un legame che la Virtus dovrebbe sciogliere pagando un corrispettivo. Il secondo, Sfairopoulos, si trova invece in una posizione di attesa, ma non certo per mancanza di pretendenti: il suo nome è caldamente sul taccuino del Barcellona, che sta cercando il sostituto di Xavi Pascual, rendendo dunque l’operazione complessa e legata ai tempi del gigante catalano.




