Il testamento di Giorgio Armani, in attesa del via libera del Comune di Milano
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Redazione Cultura e Spettacolo
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L’apertura del testamento olografo di Giorgio Armani, stilista scomparso lo scorso 4 settembre all’età di 91 anni, è soggetta a una pausa dettata da mere questioni burocratiche. Il documento fondamentale per procedere, il cosiddetto riassunto dell’atto di morte, deve infatti essere ancora emesso dagli uffici anagrafici del Comune di Milano, città nella quale si è spento. Sebbene i tempi tecnici per la sua redazione possano normalmente richiedere fino a quindici giorni, non è da escludere che, data la rilevanza internazionale del defunto, gli uffici di Palazzo Marino – dove le bandiere sono state abbassate in segno di cordoglio – possano accelerare la pratica.
L’attenzione è dunque tutta rivolta a quell’atto, redatto di suo pugno, che dovrà svelare le ultime volontà di un imperatore della moda il cui patrimonio, stimato in miliardi, include un vasto portafoglio di proprietà immobiliari, partecipazioni azionarie e il controllo del gruppo che porta il suo nome. La questione degli eredi, che coinvolge i familiari più stretti e i suoi più fidati collaboratori, rimane in sospeso, in bilico tra il desiderio di privacy che ha sempre caratterizzato la sua vita e l’inevitabile interesse pubblico per una successione di tale portata.
Parallelamente ai risvolti giudiziari e successori, i tributi privati allo stilista hanno già preso forma. I funerali, celebrati in forma strettamente privata nella chiesa di Rivalta di Gazzola, nel piacentino, hanno preceduto la cremazione della salma. Si attende per mercoledì prossimo la tumulazione delle ceneri nella cappella di famiglia, un momento che sigillerà la scomparsa di una figura che ha segnato un’epoca. Contemporaneamente, in un gesto di lutto corale, l’intera rete mondiale dei negozi e degli uffici Armani ha osservato una sospensione delle attività, con le serrande abbassate e i siti web non accessibili, creando un silenzio insolito per un brand così pervasivo.




