Riccardo Zanotti e Alex Britti contro i "finti sold out": la musica italiana tra numeri e autenticità
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Redazione Cultura e Spettacolo
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"Se il sistema esige che gli artisti facciano numeri, finisce con l’avere artisti che i numeri li danno". Con queste parole, pubblicate su Instagram, Riccardo Zanotti, frontman dei Pinguini Tattici Nucleari, ha rotto il silenzio su una pratica sempre più diffusa nel panorama musicale italiano: quella dei sold out dichiarati ma mai realmente raggiunti, spesso gonfiati da biglietti omaggio o vendite last minute a prezzi stracciati. Un meccanismo che, secondo molti, rischia di svuotare il significato stesso del successo dal vivo.
Alex Britti, da parte sua, ha scelto una strada diversa per contrastare il fenomeno. Durante la conferenza stampa prima del suo concerto romano, l’artista ha raccontato di aver rifiutato proposte discutibili: «Se sbagli, devi fare 30 concerti gratis», ha spiegato, riferendosi alle clausole punitive che alcuni promoter impongono per garantire il tutto esaurito. Una presa di posizione netta, che si aggiunge alle voci già levatesi in precedenza, come quelle di Federico Zampaglione e Antonello Venditti, i quali hanno denunciato un sistema che, nelle parole del cantautore romano, "inserisce i giovani fragili in un frullatore".
Zampaglione, dal canto suo, aveva parlato di un modello che trattiene "la maggior parte dei potenziali introiti", lasciando gli artisti in balia di logiche commerciali sempre più spietate. Un quadro che ricorda, senza troppi giri di parole, il "Gatto e la Volpe" evocato da Franco Battiato in Prospettiva Nevski – metafora di un’industria pronta a ingannare pur di mantenere le apparenze. E se Battiato, già 45 anni fa, cantava "la musica contemporanea mi butta giù", oggi quel verso sembra assumere un significato ancora più amaro.
Quello che emerge è un mercato in cui i numeri, veri o artefatti, condizionano ogni scelta. Stadi con capienze ridotte per nascondere i posti vuoti, tour annunciati e poi riprogrammati, debiti che ricadono sugli artisti: una spirale che rischia di schiacciare soprattutto chi, privo di un nome consolidato, si trova costretto ad accettare condizioni svantaggiose pur di esibirsi. Senza contare il danno per il pubblico, sempre più spesso ingannato da cartelloni che promettono eventi epocali e si rivelano, invece, poco più di un’abile operazione di marketing.




