Chi guadagna davvero con la riforma del Tuf

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Dopo un lavoro di oltre un anno, il gruppo di lavoro istituito dal Ministero dell'Economia ha finalmente portato a compimento la riscrittura di una parte del Testo Unico della Finanza, quel documento cardine, risalente all'epoca di Mario Draghi, che disciplina i mercati finanziari italiani. L'obiettivo dichiarato, come ha spiegato il sottosegretario Federico Freni, che ha seguito la partita, è quello di rendere l'ecosistema di Piazza Affari più snello e competitivo, allineandolo alle principali piazze europee e trasformando la Borsa da un mero vincolo regolatorio a una concreta opportunità di crescita, soprattutto per le piccole e medie imprese. Una delle novità più emblematiche, in questo senso, è l'introduzione dello statuto flessibile per le società che decidono di quotarsi, il quale concede loro una maggiore libertà nel definire le regole di governance più consone alle proprie esigenze.

L'opa e il nuovo equilibrio di potere

Tra le modifiche di più immediato impatto, che sollevano non poche questioni di carattere sostanziale, vi è senza dubbio l'innalzamento della soglia per l'opa obbligatoria, la quale passa dal 25 al 30 per cento del capitale. Questa modifica, che il governo giustifica con la necessità di uniformare la normativa italiana a quelle di altri paesi del continente, finisce per alterare gli equilibri di controllo all'interno delle società quotate. Coloro che detengono pacchetti di rilevanza sostanziale, i cosiddetti soci forti, si trovano infatti ad avere una leva maggiore, potendo acquisire una fetta più ampia di titoli senza essere obbligati a lanciare un'offerta per tutti i restanti; una circostanza che, se da un lato può essere vista come un incentivo agli investimenti di lungo periodo, dall'altro potrebbe marginalizzare ulteriormente i piccoli azionisti, ai quali vengono precluse alcune delle tutele finora esistenti.

Le operazioni in corso e i possibili beneficiari

La riforma, il cui decreto legislativo è stato approvato dal Consiglio dei ministri, non è che il primo tassello di un progetto più ampio che sfocerà nel nuovo Codice dei mercati finanziari, ma le sue regole sono destinate a influenzare da subito alcune delle operazioni più delicate in corso sul listino. È il caso, per fare alcuni esempi, di situazioni come quelle che coinvolgono Mps e Tim, dove l'innalzamento della soglia per l'opa potrebbe offrire maggiore manovrabilità agli azionisti di riferimento, o di gruppi finanziari come Crédit Agricole e Unipol, i quali potrebbero trovare in questa nuova cornice normativa un ambiente più favorevole per le proprie strategie di consolidamento. Si delinea, in altre parole, uno scenario in cui i principali beneficiari appaiono essere gli attori già consolidati, che possono contare su risorse e una presenza stabile nel capitale.

Uno sguardo al futuro del mercato

Mentre si attende l'emanazione dei prossimi provvedimenti, focalizzati sull'aspetto sanzionatorio e dei reati, il mercato inizia a misurarsi con le conseguenze pratiche di una riforma che ambisce a segnare una svolta. La semplificazione delle procedure per le PMI e per i fondi, unita a un ruolo della Consob che si vorrebbe più moderno e al passo con i tempi, rappresenta il tentativo di attrarre nuovi capitali e di rilanciare la Borsa italiana. Tuttavia, la riduzione di alcune tutele per gli azionisti retail, che qualcuno giudica inevitabile per aumentare l'attrattività del listino, pone interrogativi non banali sul modello di corporate governance che si intende promuovere, lasciando intravedere un sistema dove il potere tende a concentrarsi in mani sempre più ristrette.

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