Posillipo, il colpo perfetto dei ladri narcotatori: via il diamante da 300mila euro e la memoria delle telecamere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   C’è un modus operandi, a Posillipo, che non lascia spazio ai dilettanti allo sbaraglio. Nel cuore notturno di via Orazio, l’altra notte, mentre il sonno avvolgeva i residenti di un’elegante palazzina, ladri esperti hanno messo a segno un colpo da oltre mezzo milione di euro, dosando con perizia silenzio, chimica e una conoscenza quasi maniacale dell’obiettivo. La vittima – un imprenditore tessile in pensione, sulla settantina – si è risvegliato assieme alla moglie soltanto quando l’aria pesante della camera da letto e lo stordimento generale hanno lasciato spazio alla consapevolezza del disastro: l’appartamento era stato letteralmente setacciato, i cassetti in disordine e, soprattutto, la cassaforte della memoria digitale era stata cancellata.

Un sonno artificiale e una finestra forzata

I primi riscontri della polizia scientifica, che ha operato rilievi approfonditi sul posto, convergono verso l’ipotesi della somministrazione forzata di sostanze sedative: i coniugi e la loro collaboratrice domestica si sono svegliati intontiti, vittime di un torpore innaturale che ha permesso ai malviventi di lavorare indisturbati per ore. La porta d’accesso non è sofisticata, anzi: hanno fatto leva su una finestra del salone, forzandola dopo essersi probabilmente arrampicati lungo la struttura esterna. Una volta dentro, però, non si sono comportati come comuni topi d’appartamento; la loro sicurezza nel muoversi tra le stanze suggerisce un sopralluogo precedente o informazioni dettagliate ricevute da terzi.

Il diamante da 26 carati e il dischetto scomparso

Tra la refurtiva, l’elemento che ha fatto schizzare in alto il valore del bottino è un diamante grezzo di 26 carati. Una pietra che l’imprenditore custodiva non in cassaforte, ma chiusa – quasi in attesa – in un cassetto della scrivania del suo studio: il valore dichiarato di quel ricordo di famiglia si aggira intorno ai 300mila euro. Accanto a esso, però, c’è un dettaglio tecnico che inchioda la professionalità della banda. Oltre a contanti per poche migliaia di euro, argenteria e monili vari, i ladri hanno infatti agito con una lucidità chirurgica: hanno portato via il dischetto, o il dispositivo di archiviazione dati, dell’impianto di videosorveglianza interno. Hanno cioè cancellato le prove che avrebbero potuto filmarli mentre agivano, un gesto che pochi esecutori improvvisati avrebbero la prontezza di compiere.

L’ombra di un insospettabile e le auto in fuga

Le indagini dei poliziotti del commissariato Posillipo, sotto il coordinamento della Procura, si stanno ora concentrando sul tessuto di conoscenze della vittima. Gli inquirenti stanno vagliando l’ipotesi che a guidare i tre malviventi – di cui due entrati fisicamente nell’appartamento e un terzo rimasto di vedetta all’esterno – possa essere stata una “talpa”, un insospettabile che aveva contezza non solo della presenza del gioiello nello studio, ma anche del fatto che l’allarme sonoro fosse disattivato quella notte. Se la squadra dei ladri ha avuto cura di non lasciare tracce biologiche, utilizzando con ogni probabilità dei guanti, dall’altra parte le telecamere di sorveglianza urbana della zona di Posillipo hanno immortalato il transito di almeno due vetture sospette; veicoli le cui targhe sono risultate illeggibili o alterate, un particolare che costituisce ora il principale filone d’indagine per risalire ai responsabili di questo colpo “milionario”.

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