Napoli, il colpo da mezzo milione a Posillipo e la pista dell’insospettabile: «C’è una talpa»
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Redazione Interno
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Hanno agito come se fossero a casa loro, o forse meglio. Perché chi ha messo a segno il furto nell’appartamento di via Orazio, nel cuore del quartiere residenziale di Posillipo, non solo conosceva la disposizione degli ambienti, ma sapeva esattamente dove colpire e, particolare che fa rabbrividire, come eludere ogni singola barriera tecnica. La banda – composta almeno da tre persone, stando alle prime ricostruzioni – è entrata in azione nella notte tra giovedì e venerdì, portando via un bottino che sfiora il mezzo milione di euro. Un tesoro, questo, composto da contanti, argenteria, gioielli vari e soprattutto un diamante grezzo da 26 carati, il cui valore da solo è stato stimato intorno ai 300mila euro. La vittima è un imprenditore tessile in pensione di 71 anni, che quel diamante lo custodiva in un cassetto della scrivania del suo studio, senza nemmeno chiuderlo a chiave, in attesa di una perizia che avrebbe dovuto stabilirne il valore definitivo.
La cortina fumogena della narcosi e l’ombra di un complice interno
Ciò che trasforma questo raid da semplice cronaca a vero e proprio giallo giudiziario è il modus operandi. I ladri hanno scardinato una finestra del salone, ma il vero colpo lo hanno giocato prima ancora di entrare. L’imprenditore, la moglie e la colf – una donna di origine filippina che lavora per la famiglia da oltre quindici anni – non hanno sentito nulla. Si sono svegliati nella mattinata di sabato storditi, confusi, vittime di un malessere che gli investigatori non esitano a definire come "narcotizzazione". Le vittime verranno sottoposte a esami tossicologici per accertare la presenza di sedativi nel sangue, un accertamento che, per la natura chimica di questi anestetici, deve avvenire in tempi strettissimi.
Ma è un altro tassello a far scattare l’allarme sulla presenza di una "talpa". Il sistema di allarme sonoro non era attivo (circostanza comune quando i proprietari sono in casa, spiegano gli inquirenti), ma i malviventi hanno neutralizzato un ostacolo molto più sofisticato: hanno asportato fisicamente il disco rigido o la memory card dell’impianto di videosorveglianza interno. Hanno saputo esattamente dove cercare per eliminare le tracce digitali, un dettaglio tecnico che pochi estranei potrebbero conoscere. È su questo punto che si concentra l’ipotesi investigativa più solida, quella dell’«insospettabile»: qualcuno vicino alla famiglia, o comunque informato sulle abitudini domestiche, avrebbe fornito la mappa per il colpo.
Indagini in corso: furgoni fantasma e la replica del precedente
La polizia del commissariato Posillipo, con il supporto tecnico della Squadra mobile, sta attualmente setacciando i flussi video delle telecamere di sorveglianza pubbliche dislocate lungo via Orazio e le arterie circostanti. L’attenzione è concentrata su due autovetture sospette, le cui targhe sarebbero risultate difficilmente leggibili – forse alterate o coperte – nel corso della fascia oraria critica, compresa tra la mezzanotte e le sette del mattino. Il tempo, in questo frangente, è il principale alleato degli investigatori per incastrare i fuggitivi prima che le tracce si disperdano.
Non è la prima volta che la "Napoli bene" si trova a fare i conti con una pianificazione così meticolosa. Gli inquirenti mantengono però una cautela estrema nel tracciare paralleli con un episodio analogo avvenuto lo scorso novembre, sempre a Posillipo, ai danni di un altro imprenditore. In quella circostanza, il colpo fu facilitato dalla complicità di una collaboratrice domestica che lavorava per la vittima. Pur nella diversità delle circostanze, lo schema che prevede l’appoggio di una "talpa" si ripresenta identico. La colf della vittima attuale è già stata sentita e, al momento, né l’imprenditore né la moglie nutrono sospetti nei suoi confronti, difendendone l’operato e la fedeltà. Tuttavia, come spesso accade in questi casi, l’ombra di chi conosceva l’esistenza di quel diamante da 26 carati rimane l’interrogativo più inquietante sulla scrivania del pm.




