Guerra senza tregua: Gerusalemme sotto i missili e l’incubo nucleare di Bushehr
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Redazione Esteri
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L’ennesima notte di fuoco si è abbattuta su Gerusalemme, dove una pioggia di missili – lanciati, secondo le prime ricostruzioni, da postazioni iraniane – ha trasformato il cielo in una sequenza di lampi e boati. Eppure, contrariamente a chi ancora sperava in una tregua pasquale, il Medio Oriente non conosce soste: gli attacchi si susseguono senza soluzione di continuità, e stavolta il bersaglio strategico ha una valenza che va ben oltre il semplice conflitto aereo. Nelle stesse ore, infatti, l’attenzione dei servizi segreti e dei vertici militari si è spostata sull’Iran occidentale, dove la centrale nucleare di Bushehr – già più volte finita nel mirino in passato – è stata nuovamente colpita.
La scia di sangue e polvere nell’impianto di Bushehr
Il raid, condotto congiuntamente da forze statunitensi e israeliane, ha fatto una vittima accertata: una delle guardie addette alla sicurezza dell’impianto è rimasta uccisa. L’agenzia ufficiale Irna ha riferito che il proiettile – o il missile, secondo alcune fonti locali non ancora verificate – ha impattato intorno alle 8:30 di sabato mattina, nell’area immediatamente circostante la centrale. Un edificio accessorio è stato danneggiato, ma le strutture che ospitano il reattore e i materiali fissili, a quanto si apprende, non hanno subito danni diretti. La circostanza, tuttavia, non ha placato il timore di un disastro radioattivo: ogni nuovo attacco a un impianto di questo tipo, lo si è visto in passato anche in altre latitudini, rischia di innescare una contaminazione dall’esito incalcolabile.
Dubai, Riad e il caso internazionale che coinvolge Mosca
Non è solo l’Iran, comunque, a bruciare. A Dubai un incendio è divampato dopo un attacco aereo – le cui dinamiche restano ancora poco chiare – senza che si registrassero feriti. Ben più grave, invece, il quadro che emerge da Riad: l’offensiva di venerdì scorso, di cui il Wall Street Journal ha ricostruito alcuni dettagli, ha provocato danni ingenti all’ambasciata americana. Le indagini proseguono, mentre i Pasdaran – il dei guardiani della rivoluzione islamica – hanno ufficialmente dichiarato la propria estraneità ai fatti, indicando in Israele il responsabile delle esplosioni. Un caso internazionale, questo, che ha assunto contorni ancora più complessi a causa del coinvolgimento della Russia: la morte della guardia di Bushehr ha infatti aperto un canale diplomatico delicato, visto che Mosca ha tradizionalmente legami con il programma nucleare iraniano e personale tecnico presente nell’impianto.
Teheran sotto pressione e la quinta settimana di guerra
A Teheran, metropoli di quattordici milioni di abitanti, il sonno è diventato un lusso. È la quinta settimana di guerra, e una serie di esplosioni – alcune delle quali ancora prive di una attribuzione certa – sta tenendo la popolazione in uno stato di allarme permanente. La strategia degli attacchi, a giudicare dai bersagli scelti, sembra puntare dritta al cuore energetico e militare del paese: colpire le infrastrutture nucleari e chimiche, più che i centri abitati, per indebolire il regime senza però innescare una rappresaglia indiscriminata. Un calcolo, quello di Israele e degli Stati Uniti – con Donald Trump tornato alla Casa Bianca e già impegnato su più fronti – che però rischia di essere smentito dai fatti. Perché ogni vittima, ogni guardia uccisa nei pressi di un reattore, sposta l’asticella della tensione un po’ più in alto.




