Mozambico, il vescovo Osório Citora Afonso ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua residenza
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Redazione Interno
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Una scia di sangue che non risparmia nemmeno le più alte cariche ecclesiastiche ha colpito nuovamente il Mozambico, dove la Chiesa locale è stata sconvolta dall’omicidio di monsignor Osório Citora Afonso, vescovo di Quelimane. È stato il personale della Curia a ritrovarne il corpo, la mattina del 6 giugno, all’interno della sua residenza episcopale: il religioso, cinquantatreenne, era stato raggiunto al petto da diversi colpi di arma da fuoco esplosi presumibilmente durante un’irruzione notturna che le forze dell’ordine stanno ancora cercando di ricostruire nei suoi minimi dettagli.
La scoperta, come si legge nei primi report del Servizio nazionale di investigazione criminale (Sernic), ha immediatamente dato il via a un'indagine serrata per identificare i responsabili di un agguato – avvenuto tra le mura domestiche – le cui motivazioni profonde restano, al momento, avvolte nel più fitto mistero.
Le indagini degli inquirenti e i precedenti ruoli del presule
Gli inquirenti locali, che hanno già acquisito i reperti balistici e stanno setacciando le immagini delle telecamere di sorveglianza della zona, procedono con il massimo riserbo su una vicenda che ha dell’incredibile, considerando il ruolo istituzionale della vittima. La Procura, da parte sua, non ha escluso alcuna pista, né quella di un tentativo di furto degenerato né, più probabilmente, quella di un vero e proprio agguato maturato in un contesto di violenza diffusa che da anni affligge alcune province del Paese.
Per comprendere la portata della perdita, va ricordato che monsignor Osório – come molti lo chiamavano affettuosamente – era una figura centrale per il cattolicesimo mozambicano: uomo di grande cultura biblica, era stato officiale del Dicastero per l'Evangelizzazione a Roma tra il 2017 e il 2023, oltre a ricoprire la carica di segretario della Conferenza Episcopale locale.
La sua recente nomina, voluta da Papa Leone XIV nell’aprile del 2026, lo aveva portato a guidare come amministratore apostolico anche l’arcidiocesi di Beira, gravata da tensioni sociali e instabilità.
Il cordoglio della Chiesa e il legame con la diocesi di Treviso
La notizia, come prevedibile, ha suscitato ondate di sgomento che hanno valicato i confini nazionali, raggiungendo con particolare violenza emotiva il Nordest italiano. In molti, soprattutto nella diocesi di Treviso e in quella di Vittorio Veneto, conservano ancora un ricordo vivido di «padre Osório», che tra il 2014 e il 2016 ha retto come superiore la comunità di Casa Milaico a Nervesa della Battaglia.
Proprio durante quel periodo – fatto di omelie condivise e collaborazioni con i periodici locali – il missionario della Consolata aveva saputo tessere una rete di affetti profondi, curando persino una rubrica di commento al Vangelo per il settimanale "La Vita del popolo".
Se in Veneto prevale il ricordo di un uomo dalla fede gioiosa e dalla competenza teologica fuori dal comune, in Africa il vuoto lasciato dalla sua scomparsa si manifesta anche sul piano istituzionale, come testimoniato dal messaggio del presidente della Repubblica, Daniel Francisco Chapo, che ha voluto sottolineare la "perdita irreparabile" per l'intera società mozambicana.
La condanna ferma della Santa Sede e l'appello del Pontefice
Dalla Spagna, dove è attualmente impegnato in un viaggio apostolico, Papa Leone XIV ha appreso la drammatica notizia con "profondo dolore", definendo l’accaduto un "grave atto di violenza" che deve essere fermamente condannato dalla coscienza civile.
Attraverso un messaggio diffuso dalla Sala Stampa vaticana, il Pontefice ha scelto di non limitarsi a un generico cordoglio formale, ma ha invocato la fine della spirale di sangue, chiedendo al Signore di "fermare la mano dei violenti" e di donare consolazione a un popolo rimasto orfano di una delle sue guide più illuminate.
È una preghiera che assume i contorni di un’accusa sociale in un Paese, il Mozambico, dove la libertà di culto e la vita stessa dei pastori d’anime – spesso impegnati in delicate mediazioni sul campo – continuano a essere messe a repentaglio da forze oscure contro cui né la tonaca né la diplomazia sembrano poter sempre proteggere.




