Omicidio in Mozambico, il vescovo Osório Citora Afonso ucciso a colpi d’arma da fuoco nella sua residenza

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Redazione Interno Redazione Interno   -   È una matassa giudiziaria ancora avvolta nel mistero, quella che gli inquirenti del Servizio nazionale di investigazione criminale del Mozambico (SERNIC) stanno cercando di dipanare a Quelimane, dove nella prima mattina di sabato 6 giugno è stato trovato senza vita monsignor Osório Citora Afonso, vescovo della diocesi locale.

L’ipotesi più accreditata, sulla base dei primi rilievi effettuati dagli agenti nella Casa Episcopal, è che il religioso – colpito al petto e al cuore da alcuni proiettili – sia deceduto in seguito a un’irruzione notturna compiuta da un numero ancora imprecisato di individui. Le motivazioni profonde di questo agguato rimangono, per il momento, ignote, così come risulta sconosciuta l’identità dei killer che hanno agito nell’abitazione del presule; eppure, il quadro si arricchisce di dettagli inquietanti proprio in virtù della carica istituzionale ricoperta dalla vittima.

L’ombra della violenza in una nazione già provata

Il religioso, che aveva compiuto 54 anni esattamente un mese fa, non era soltanto il quarto vescovo della diocesi di Quelimane – istituita nel lontano 1954 – ma ricopriva anche, dall’aprile scorso, l’incarico di amministratore apostolico dell’arcidiocesi della Beira, una nomina quest’ultima firmata da papa Leone XIV.

A confermare il decesso è stato il Collegio dei Consultori della diocesi, mentre il SERNIC, che ha ufficialmente aperto un’indagine per omicidio, mantiene il massimo riserbo sulla dinamica degli eventi; alcune fonti locali riferiscono che l’irruzione possa essere avvenuta nelle ore notturne, ma non vi è alcuna certezza circa la presenza di moventi legati a rapina o, invece, a un agguato pianificato.

Il presidente della Conferenza episcopale del Mozambico, monsignor Inácio Saúre, ha confermato la tragica fine del confratello senza fornire ulteriori indicazioni sulle cause, mentre il capo dello Stato Daniel Chapo ha parlato di “perdita irreparabile” per l’intera società mozambicana.

Il lungo legame con il Veneto e l’impatto emotivo nelle diocesi italiane

La notizia, sebbene arrivi da un Paese lontano come il Mozambico, ha spiazzato anche le comunità cristiane delle diocesi di Vittorio Veneto e Treviso, dove monsignor Afonso aveva operato in passato lasciando un ricordo indelebile.

Tra il 2014 e il 2016, infatti, il missionario della Consolata – come lo chiamavano ancora affettuosamente i fedeli trevigiani – aveva ricoperto la carica di superiore del Centro missionario della Consolata della diocesi di Vittorio Veneto, nonché quella di superiore di Casa Milaico a Nervesa della Battaglia, in provincia di Treviso.

In quel biennio, oltre a collaborare attivamente con i sacerdoti del vicariato e con il Centro missionario, curava una rubrica di commento al Vangelo per il settimanale diocesano “La Vita del popolo”, dimostrando quella competenza biblica e quella capacità di tessere relazioni profonde che molti gli riconoscono ancora oggi.

Un profilo di spessore ecclesiastico e le reazioni ufficiali delle autorità

Membro dell’Istituto Missionario della Consolata, Osório Citora Afonso era nato il 6 maggio 1972 a Ribaué (nella diocesi di Nampula), era stato ordinato sacerdote il 3 novembre 2002 e poi consacrato vescovo il 28 gennaio 2024.

La sua ascesa all’interno della gerarchia ecclesiastica era stata rapida e meritata: dopo essere stato ufficiale del Dicastero per l’Evangelizzazione (sezione per la Prima Evangelizzazione) tra il 2017 e il 2023, aveva ricevuto la nomina a vescovo di Quelimane il 25 luglio 2025 da papa Francesco (e poi confermato da Leone XIV), divenendo inoltre segretario della Conferenza episcopale del Mozambico.

Il duro colpo inferto alla Chiesa locale riporta alla memoria un altro episodio drammatico che aveva già scosso la Marca Trevigiana: nel settembre del 2022, nel nord del Paese africano, era stata assassinata durante un assalto armato suor Maria De Coppi, una suora comboniana originaria della frazione di Ramera.

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