Gli Usa revocano il blocco a Claude Mythos 5, ma l'ombra della Cina resta sul caso
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Redazione Economia
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L'amministrazione americana ha fatto marcia indietro, almeno in parte, sul blocco imposto a Claude Mythos 5, il più avanzato modello di intelligenza artificiale sviluppato da Anthropic. A comunicarlo all'azienda è stata una lettera del Dipartimento del Commercio, inviata nel pomeriggio di venerdì, che ha autorizzato la ridistribuzione del sistema a oltre cento soggetti statunitensi, tra cui grandi imprese e agenzie federali.
La decisione, che rappresenta un significativo allentamento della tensione tra la Casa Bianca e una delle principali società del settore, arriva a due settimane esatte dall'ordine di sospendere l'accesso ai modelli Mythos 5 e Fable 5, una mossa che aveva gettato nello scompiglio il mercato e sollevato un polverone internazionale.
Un via libera condizionato e la questione Fable 5
Il via libera, tuttavia, è tutt'altro che totale. La lettera del segretario al Commercio Howard Lutnick, indirizzata al chief compute officer di Anthropic Tom Brown, specifica che l'autorizzazione vale esclusivamente per "partner fidati", selezionati per la difesa delle infrastrutture critiche. Resta invece in sospeso la posizione di Fable 5, il modello pubblico che aveva fatto il suo debutto trionfale per poi essere oscurato dopo appena tre giorni.
Se da un lato Anthropic ha espresso soddisfazione per il ripristino dell'accesso a Mythos 5, dichiarandosi pronta a "lavorare con il governo per espanderlo e rendere nuovamente disponibile Fable 5 al grande pubblico", dall'altro il mancato sblocco del modello consumer lascia intendere come le trattative siano ancora in corso e il clima resti carico di tensioni.
Il retroscena del blocco e i timori per la sicurezza nazionale
All'origine del braccio di ferro c'è il timore, ventilato dal Pentagono già a marzo, che modelli di questa potenza potessero finire nelle mani sbagliate, come i servizi segreti militari di Cina e Russia. La mossa del Dipartimento del Commercio, che aveva invocato le norme sul controllo delle esportazioni, aveva di fatto imposto ad Anthropic di interdire l'accesso ai modelli a tutti i cittadini stranieri, inclusi i propri dipendenti non americani, sulla base di un cosiddetto "jailbreak" che avrebbe potuto consentire l'uso improprio del sistema per individuare vulnerabilità software.
Una motivazione che Anthropic aveva contestato con forza, definendo la misura sproporzionata e sostenendo che la capacità dimostrata fosse "ampiamente disponibile anche da altri modelli" come quelli di OpenAI.
Rapporti turbolenti con l'amministrazione Trump
La revoca del blocco, pur parziale, segna una distensione in una relazione che negli ultimi mesi era diventata esplosiva. Anthropic, che si appresta a quotarsi in borsa, aveva rifiutato di mettere la propria tecnologia al servizio del Pentagono per attività di sorveglianza di massa e armi autonome, scatenando le ire dell'amministrazione Trump che l'aveva inserita in una lista nera per la sicurezza nazionale.
Non è un caso che la lettera di Lutnick menzioni i "significativi progressi" compiuti dall'azienda per affrontare i rischi associati ai modelli, un modo per giustificare l'eccezione concessa senza ritirare del tutto le restrizioni.
La scelta di concedere l'accesso solo a un ristretto club di aziende, tra cui molte presenti nella Fortune 500 e parte del programma Project Glasswing, ha comunque sollevato critiche per la mancanza di trasparenza sui criteri di selezione, con osservatori e persino il CEO di OpenAI Sam Altman a esprimere perplessità sul fatto che sia il governo a scegliere i clienti.




