Tragedia sulla Becca di Nana, valanga travolge e uccide scialpinista lombardo
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Redazione Interno
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Il senza vita di Stefano Poli, questo il nome della vittima, è stato recuperato dal Soccorso alpino valdostano nel tardo pomeriggio di oggi sulle pendici della Becca di Nana, vetta che si erge per tremila metri nel cuore della Val d’Ayas. L’uomo, uno scialpinista originario della Lombardia, era partito in mattinata per un’escursione in solitaria, probabilmente intorno alle prime luci dell’alba quando le condizioni della neve, nonostante il periodo, possono ancora nascondere insidie letali. L’allarme, come spesso accade in questi casi, è scattato solo diverse ore dopo, quando la moglie, non vedendolo fare ritorno a valle e non ricevendo risposta ai suoi continui tentativi di contattarlo via telefono, ha deciso di segnalare il mancato rientro ai carabinieri, i quali hanno prontamente attivato la macchina dei soccorsi.
Le ricerche, coordinate dalla centrale operativa del nazionale soccorso alpino e speleologico, sono iniziate intorno alle 14 e si sono concentrate nell’area che lo scialpinista aveva verosimilmente indicato come meta della sua gita. Il sorvolo della zona da parte dell’elicottero, indispensabile in un territorio così impervio e vasto, ha subito evidenziato un distacco di valanga di proporzioni significative lungo il versante; un fronte di circa cento metri, secondo le prime ricostruzioni, che non lasciava presagire nulla di buono. A terra, intanto, si muovevano le squadre dei tecnici del Soccorso alpino valdostano e gli uomini del Soccorso alpino della Guardia di finanza di Cervinia, specializzati in queste operazioni e chiamati a battere palmo a palmo il pendio alla ricerca di qualsiasi traccia.
È stato proprio un cane da valanga, con il suo fiuto addestrato a localizzare le persone sepolte sotto la neve, a guidare i soccorritori verso il punto esatto in cui giaceva lo scialpinista. Una volta individuato e liberato dalla massa di neve che lo imprigionava, per lui non c’era ormai più nulla da fare: il medico dell’equipaggio giunto sul posto non ha potuto fare altro che constatare il decesso dell’uomo, sopraggiunto a causa del trauma e del soffocamento provocati dalla slavina. Le operazioni di recupero della salma, che hanno richiesto grande perizia per non alterare la scena e mettere in sicurezza l’area, sono proseguite per diverso tempo, e il è stato infine elitrasportato a valle.
La dinamica dell’incidente e le operazioni di soccorso
Gli inquirenti, con l’ausilio dei tecnici del Soccorso alpino, stanno ora cercando di ricostruire l’esatta dinamica della tragedia. Dalle prime informazioni, pare che lo scialpinista stesse affrontando una salita in solitaria, una scelta che, se da un lato garantisce il silenzio e il contatto più intimo con la montagna, dall’altro moltiplica esponenzialmente i rischi in caso di incidente. L’ipotesi più accreditata, al momento, è che il distacco della valanga possa essere stato provocato proprio dal passaggio dell’uomo su un accumulo di neve instabile, un evento che può verificarsi in pochi secondi e senza alcuna possibilità di fuga. Il fronte della slavina, largo un centinaio di metri, ha trascinato Poli per diverse decine di metri a valle, seppellendolo sotto metri di neve e rendendo vano qualsiasi tentativo di auto-soccorso.
L’intervento delle forze dell’ordine e il riconoscimento
Sul posto, oltre ai tecnici del soccorso alpino, sono intervenuti i militari della Guardia di finanza, ai quali sono state affidate le operazioni per il riconoscimento della salma, un atto dovuto e necessario per adempiere a tutti gli adempimenti di legge prima della restituzione del alla famiglia. La salma è stata trasportata a valle e messa a disposizione dell’autorità giudiziaria, che potrebbe disporre ulteriori accertamenti per chiarire ogni aspetto della vicenda. La notizia ha scosso la piccola comunità valdostana e quella lombarda da cui proveniva la vittima, aggiungendo un altro nome alla già lunga lista di vittime della montagna in questa stagione invernale.




