Tragedia in Val d’Ayas, scialpinista lombardo travolto e ucciso da una valanga sulla Becca di Nana

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il Corpo senza vita di Stefano Poli, 66 anni, originario di Bergamo ma residente a Pozzuolo Martesana, nel Milanese, è stato recuperato dal Soccorso Alpino Valdostano nel tardo pomeriggio di oggi sulle pendici della Becca di Nana, a tremila metri di quota in Val d’Ayas. L’uomo, partito in mattinata da Antagnod per un’uscita di scialpinismo in solitaria, è stato sorpreso e travolto da una slavina mentre percorreva il versante della montagna valdostana. Le operazioni di soccorso, coordinate con i militari della Guardia di Finanza di Cervinia, sono scattate intorno alle quattordici, quando la moglie, non vedendolo fare ritorno a valle e dopo aver tentato inutilmente di contattarlo al telefono cellulare, ha lanciato l’allarme indicando la zona in cui il marito le aveva riferito che si sarebbe recato a sciare.

Il sorvolo dell’area, effettuato immediatamente dai tecnici del soccorso alpino, ha permesso di individuare con chiarezza il punto in cui la valanga si era staccata, un’enorme colata bianca che si era portata via ogni cosa sul suo cammino. Sul posto sono intervenute le squadre a terra, che hanno setacciato il cono di detrito alla ricerca dello scialpinista, poi individuato, purtroppo senza vita, grazie anche all’ausilio di un cane da valanga. Il recupero della salma è stato effettuato con l’elicottero, che ne ha poi trasportato il a valle per i successivi accertamenti e il riconoscimento formale, sebbene non vi fossero ormai più dubbi sull’identità della vittima.

L’incidente, verificatosi in una giornata che ha visto purtroppo altre tragedie simili sull’arco alpino a causa di un marcato rischio valanghe, con bollettini che segnalavano un grado di pericolo tra il 3 e il 4 su una scala di 5, si inserisce in un contesto di forte instabilità del manto nevoso, aggravato dagli sbalzi termici e dalle abbondanti nevicate delle ultime ore. In Valle d’Aosta, così come in Alto Adige dove un altro scialpinista di cinquant’anni ha perso la vita a Merano 2000, la situazione ha richiesto l’intervento massiccio dei soccorritori, con elicotteri in volo continuo per monitorare e intervenire nelle aree più a rischio, mentre a terra le squadre del CNSAS operavano in condizioni impervie.

La dinamica dell’accaduto, con il distacco di una massa nevosa di vaste proporzioni che ha travolto l’escursionista, non lasciava purtroppo scampo a Poli, che non ha avuto nemmeno il tempo di azionare eventuali dispositivi di sicurezza. I soccorritori, una volta raggiunta la zona e localizzato il, non hanno potuto fare altro che constatarne il decesso, avvenuto molto probabilmente per asfissia o per i traumi riportati nell’impatto. Le ricerche, coordinate dalla centrale operativa, sono state condotte senza sosta fino al calar della luce, con i tecnici che hanno dovuto operare con la massima prudenza a causa del pericolo di ulteriori distacchi nella stessa area, una circostanza che rende il lavoro di recupero estremamente delicato e complesso.

L’allarme della moglie e il ritrovamento

Era stata la preoccupazione della donna, non vedendo il marito rientrare all’ora di pranzo, a far scattare il protocollo di emergenza. Dopo diversi tentativi andati a vuoto di mettersi in contatto con lui, la decisione di chiamare i soccorsi, fornendo indicazioni preziose sulla zona dell’escursione, un dettaglio che si è rivelato fondamentale per restringere il campo delle ricerche in un vasto comprensorio montano come quello della Becca di Nana. I tecnici del Soccorso Alpino Valdostano, una volta a bordo dell’elicottero, hanno rapidamente individuato le tracce del distacco e, sorvolando l’area, hanno notato segni che facevano presagire il peggio.

Le operazioni a terra, condotte in sinergia con la Guardia di Finanza, hanno richiesto l’impiego di personale specializzato nella ricerca in valanga, con l’utilizzo di sonde e rilevatori ARTVA, sebbene in questo caso sia stato il fiuto del cane a condurre i soccorritori esattamente sul punto in cui l’uomo giaceva sotto la neve. Una volta dissepolto il, i sanitari non hanno potuto che constatare il decesso, avviando le procedure per il recupero e il trasporto a valle della salma, affidata poi alle autorità competenti per gli adempimenti di legge.

Il contesto di rischio valanghe sulle Alpi

La tragedia che ha coinvolto lo scialpinista lombardo non rappresenta un episodio isolato nel quadro di questa fine settimana sulle montagne. Le condizioni del manto nevoso, reso instabile dalle recenti precipitazioni e dal successivo rialzo termico, hanno creato i presupposti per il distacco di numerose valanghe, alcune delle quali, come nel caso della Becca di Nana, si sono rivelate fatali per chi si trovava sui pendii. Le autorità avevano più volte segnalato un aumento del pericolo, raccomandando la massima prudenza e l’importanza di consultare i bollettini prima di intraprendere qualsiasi escursione, un avvertimento che purtroppo non ha impedito il verificarsi di questa ennesima sciagura.

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