Borse in caduta libera: i dazi cinesi e il fantasma della recessione

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’entusiasmo che aveva accompagnato la cosiddetta "rivoluzione Maga" sembra ormai sbiadire, lasciando spazio a un clima di incertezza che sta mettendo a dura prova i mercati finanziari. Le ritorsioni commerciali dei Paesi avversari, la crescente sfiducia degli investitori e il timore di una recessione, che lo stesso Donald Trump non ha escluso, stanno alimentando un’ondata di pessimismo. Quella che per anni è stata propagandata come un’età dell’oro per l’economia americana potrebbe arrivare con un ritardo non trascurabile, mentre Wall Street chiude una delle sue peggiori sedute degli ultimi due anni.

Ieri, il Dow Jones ha perso il 2,08%, l’S&P 500 il 2,69% e il Nasdaq, trainato dal crollo delle big tech, ha registrato un calo del 4%. Un tonfo che ha riportato indietro le lancette del tempo, ricordando i momenti più bui del 2022. Le borse di tutto il mondo, del resto, non sono rimaste immuni: tutte in rosso, hanno risentito del nervosismo generato dalle politiche protezionistiche della Casa Bianca. I nuovi dazi su acciaio e alluminio, che entreranno in vigore domani, rischiano di colpire duramente l’industria siderurgica europea, ma sono soprattutto gli Stati Uniti a pagare il prezzo più alto, con il rischio concreto di una recessione e di un’inflazione galoppante.

Trump, in un’intervista a Fox News, ha ammesso la possibilità di una contrazione economica, definendola però un male necessario per rilanciare la produttività del Paese e ridurre i disavanzi commerciali. Una giustificazione che, tuttavia, non sembra aver convinto gli investitori, già alle prese con una bolla tech che mostra segni di cedimento. Tesla, in particolare, ha chiuso con un calo del 7,95%, dopo aver toccato picchi negativi del 15,43%, trascinando con sé altre big del settore. Apple, Meta, Alphabet, Nvidia e Amazon hanno perso oltre il 5%, mentre Microsoft ha limitato i danni al 3,5%.

Il lunedì nero di Wall Street, che segue una serie di sedute negative ormai protratta da tre settimane, ha riacceso i riflettori sulle conseguenze delle scelte economiche dell’amministrazione Trump. La domanda che molti si pongono è se il crollo dei mercati possa influenzare le decisioni del presidente, o se questi continuerà a perseguire la sua linea protezionistica, nonostante i segnali di allarme. Intanto, l’S&P 500 ha lasciato sul campo il 2,7%, un dato che conferma il clima di tensione e incertezza.

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