Campo largo, a Napoli una "Caporetto" nazionale: il video di Fratoianni umiliato dai disoccupati inferociti

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Redazione Interno Redazione Interno   -   E venne il giorno della sinistra di lotta e di fumo umiliata dal "popolo" che vuole più potere e più fatti e che si ribella alle promesse sul lavoro di quelli che dovrebbero essere i garanti politici su temi come il salario minimo e le tutele sindacali. Ieri, a Napoli, s'è visto il Big Bang del campo largo con il quale Elly Schlein intende proporre al Paese un progetto di governo, al fianco dei Conte, dei Bonelli e dei Fratoianni.

Quella che doveva essere la coreografia perfetta per celebrare la partenza ufficiale del nuovo "fronte progressista" in vista delle elezioni politiche del 2027, si è trasformata in poche ore in un cortocircuito politico e programmatico.

In Piazza del Gesù, l'asse composto dalla segretaria del Partito Democratico, dal presidente del Movimento 5 Stelle e dai portavoce di Alleanza Verdi e Sinistra ha cercato di dare una forma plastica all'alternativa di governo contro il centrodestra di Giorgia Meloni, ma l'evento è stato letteralmente sequestrato da un gruppo di disoccupati e attivisti di Potere al Popolo, che hanno messo in difficoltà i leader sul palco, in particolare Nicola Fratoianni, contestato duramente per le sue posizioni sulla giunta comunale guidata dal sindaco Manfredi.

Un corteo di contraddizioni

La tensione è esplosa quando i manifestanti, sventolando bandiere e brandendo megafoni, hanno letteralmente preso il controllo della scena, impedendo di fatto la prosecuzione regolare del comizio. Dal palco, è stato Giuseppe Conte a provare a mediare, invitando i contestatori al dialogo e sottolineando la differenza tra il suo movimento e chi cerca di reprimere il dissenso con i decreti.

Ma il momento più simbolico del pomeriggio è stato quello che ha visto protagonista Nicola Fratoianni, finito nel mirino dei disoccupati che lo accusavano di sostenere una giunta comunale che, pur avendo approvato un salario minimo a 9 euro l'ora, di fatto non lo applicherebbe. "Il salario minimo lo vogliamo anche noi, a Napoli è stato approvato il salario minimo comunale che non viene però applicato", gli hanno urlato in faccia, trasformando la piazza in un palcoscenico di umiliazione politica per i leader del centrosinistra.

A rendere ancora più amara la pillola per il fronte progressista, l'arrivo di una solidarietà a dir poco inaspettata, quella della premier Giorgia Meloni che, con un messaggio pubblicato sui social, ha manifestato vicinanza ai leader contestati, difendendo il principio della libertà di manifestazione politica "senza doppi standard".

Lavoro e promesse mancate

Al di là della coreografia e dell'imbarazzo politico, quel che è accaduto a Napoli ha messo a nudo una contraddizione profonda che attraversa il campo largo, ovvero il divario incolmabile tra le promeste nazionali, dal salario minimo alle tutele, e la loro concreta applicazione sui territori. A finire nel tritacarne della contestazione non è stato solo il tema del salario minimo, ma anche il capitolo dei tirocini per disoccupati e inoccupati, finito nel caos a causa di "rilevanti anomalie amministrative e procedurali" che hanno portato al blocco dei progetti da parte del Ministero del Lavoro.

Una vicenda, quella dei percorsi formativi bloccati, che ha coinvolto direttamente anche il presidente della Camera, Roberto Fico, finito nel mirino dei contestatori per la gestione dei fondi e delle promesse non mantenute. In questo contesto, il "flop" di Napoli rappresenta molto più di un incidente di percorso; è il segnale che il progetto politico del campo largo, per quanto possa essere unitario sulla carta, rischia di naufragare di fronte al pragmatismo e alla disperazione di chi il lavoro non lo trova o lo vede costantemente minacciato.

Il tour estivo a rischio

Il disastro di immagine di Napoli getta ora un'ombra lunga sulle prossime tappe del tour estivo del campo largo, a cominciare da quella in programma il 15 luglio a Padova. L'evento, che doveva essere il secondo atto di una campagna di ascolto e lancio delle proposte, è stato messo in discussione da più parti all'interno dello stesso schieramento, con il timore che la scelta di portare avanti le iniziative possa trasformarsi in un boomerang, alimentando ulteriori contestazioni.

Il dubbio, per i vertici dell'alleanza, è se insistere e rischiare una seconda figuraccia o prendere tempo, rimandando tutto a dopo l'estate, nella speranza che le polemiche si affievoliscano. Quel che è certo è che la "Caporetto" di Napoli ha dimostrato quanto sia fragile e complesso l'esercizio di costruire un'alternativa credibile, quando le contraddizioni sociali e le promesse non mantenute si trasformano in un boomerang che colpisce proprio coloro che quelle promesse le hanno fatte.

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