Contro il caro energia gli artigiani si attrezzano con il fotovoltaico

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Redazione Economia Redazione Economia   -   L’estate del 2026 si sta rivelando un vero e proprio banco di prova per le finanze delle imprese artigiane italiane, messe a dura prova da una nuova e imponente ondata di rincari energetici. In un solo mese, a luglio, le bollette dell'energia per le aziende della meccanica e della lavorazione del legno hanno subito un'impennata che supera il 10%, mentre per gli acconciatori il dato, pur se leggermente inferiore, si attesta comunque quasi al 9%.

Il quadro, tuttavia, si fa ancor più preoccupante se si allarga lo sguardo al dato tendenziale annuo: per i settori della meccanica e del legno gli aumenti toccano rispettivamente il 30% e il 34%, lasciando intendere come la pressione dei costi fissi stia assumendo contorni sempre più critici per la tenuta di molte piccole e medie realtà produttive.

A queste cifre, che fotografano il solo capitolo dell'elettricità, vanno poi aggiunti i rincari del gas e del gasolio, che completano un mosaico di voci di spesa in continua ascesa e che rischiano di erodere ulteriormente i margini di guadagno di un intero comparto.

L’allarme di Confartigianato e la risposta degli associati

A lanciare l’allarme è Confartigianato Imprese, che attraverso i dati raccolti tra gli associati mette in luce un’impennata dei costi senza precedenti dal 2022, anno della crisi energetica scatenata dal conflitto in Ucraina. L’aumento record di luglio, con il prezzo dell’elettricità cresciuto del 18,52% rispetto a giugno e il gas balzato in avanti del 20,4%, rappresenta il picco massimo toccato nel corso del 2026.

Di fronte a questa situazione, che colpisce in particolare i clienti vulnerabili come gli over 75 o i beneficiari di bonus sociali con rincari che superano il 9%, gli artigiani hanno però dimostrato una capacità di reazione che tre anni fa non possedevano.

Secondo il presidente di Confartigianato, Marco Tilatti, circa un terzo degli associati ha approfittato del periodo di relativa calma per investire in impianti fotovoltaici, installando pannelli solari che oggi consentono di ridurre la dipendenza dalla rete nazionale e di arginare parzialmente l’effetto delle oscillazioni del mercato all’ingrosso. Una scelta che, se da un lato ha comportato un esborso iniziale non indifferente, dall’altro sta restituendo una maggiore autonomia energetica e una minore esposizione alle fluttuazioni dei prezzi internazionali.

Il peso del "marginal price" e la richiesta di 14 miliardi all'Ue

Ma nonostante gli sforzi individuali, il malcontento per il sistema di formazione dei prezzi rimane alto. Il meccanismo del marginal price, che determina il costo dell'energia in base all'ultima e più costosa fonte utilizzata per soddisfare la domanda, continua a essere visto come una stortura inaccettabile da parte delle associazioni di categoria.

È in questa cornice che si inserisce la presa di posizione di Confartigianato Imprese Belluno, la cui presidente Claudia Scarzanella, pur elogiando il lavoro del consorzio Caem che nel 2025 ha permesso di risparmiare circa 80 mila euro a 102 aziende del territorio, ha sottolineato con forza l'urgenza di un intervento strutturale.

L'idea, caldeggiata dall'intero sistema confederale, è quella di utilizzare i 14 miliardi di euro richiesti all'Unione Europea per sostenere in maniera decisa le energie rinnovabili e i sistemi di autoproduzione, spostando progressivamente il baricentro del sistema energetico nazionale verso fonti più pulite e, soprattutto, economicamente più convenienti nel lungo periodo.

L’obiettivo dichiarato è quello di abbattere i costi di produzione e di restituire competitività a un settore, quello dell'artigianato, che rappresenta un pilastro fondamentale dell'economia nazionale ma che rischia di essere schiacciato da una bolletta che non concede tregua.

Il risparmio possibile e le prospettive future per le imprese

La strada tracciata da Confartigianato per il prossimo futuro è quindi quella di un doppio binario: da un lato, il potenziamento del consorzio Caem e degli acquisti collettivi per far fronte alle emergenze immediate, come dimostra il risparmio già ottenuto a Belluno che rappresenta un esempio virtuoso da replicare su scala nazionale.

Dall'altro, la spinta politica affinché si superi definitivamente il criterio del prezzo marginale, considerato iniquo perché costringe a pagare l'energia come se fosse prodotta interamente dalla fonte più costosa, penalizzando così le imprese che hanno investito in efficienza. Se un tempo di fronte a questi rincari gli artigiani potevano solo subire passivamente gli aumenti, oggi l’atteggiamento è cambiato: grazie alla diffusione del fotovoltaico e a una maggiore consapevolezza delle dinamiche di mercato, molti associati si sentono più attrezzati per affrontare la tempesta.

Con i condizionatori accesi per gran parte della giornata e le macchine utensili che non possono fermarsi, la sfida per i prossimi mesi sarà quella di mantenere l'equilibrio tra produzione e sostenibilità economica, sperando che le richieste all’Europa si traducano presto in misure concrete per alleviare il peso di una bolletta che, altrimenti, rischia di diventare insostenibile per migliaia di aziende.

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