Manovra 2026, il puzzle dei bonus edilizi tra conferme e addii
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Redazione Economia
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La legge di Bilancio per il 2026, attualmente al centro di un acceso dibattito al Senato, dove è stata oggetto di una pioggia di oltre cinquemilasettecento emendamenti, delinea con chiarezza il futuro del sostegno fiscale al settore dell'edilizia, operando distinzioni nette tra interventi e tipologie di immobile. Mentre si attende che i gruppi parlamentari compiano, entro una data stabilita, la necessaria selezione per ridurre a poche centinaia le proposte di modifica, il testo governativo conferma per un altro anno la struttura portante delle agevolazioni, introducendo però scadenze e riduzioni che ne segnano una progressiva rarefazione. Il panorama, di conseguenza, si presenta in bilico tra proroghe attese e un cambio di passo annunciato, che modifica gli orizzonti per proprietari e imprese.
Proroghe e riduzioni per le ristrutturazioni
Il pilastro delle detrazioni per la manutenzione ordinaria, quello per i lavori di ristrutturazione, vedrà la sua conferma per il 2026, mantenendo l’aliquota agevolata al 50%. Questa misura, che rappresenta un punto di riferimento per chiunque intenda migliorare la propria abitazione, continuerà a essere applicabile, come è noto, fino a un tetto di spesa di novantaseimila euro per ciascuna unità immobiliare. A partire dall’anno successivo, però, il panorama muterà in maniera significativa per gli immobili considerati abitazione principale: per questi, la detrazione scenderà infatti al 36%, allineandosi di fatto alla percentuale che, già a partire dal prossimo anno, verrà applicata a tutte le altre tipologie di immobili, come le seconde case. Una ulteriore diminuzione, che porterà l’aliquota al 30%, è infine prevista per il 2027, segnando un progressivo defilarsi dello Stato dal sostegno diretto a questo tipo di interventi.
Il Superbonus 110% sopravvive solo per le zone del sisma
Ben diverso, e più drastico, è il destino del Superbonus al 110%, la misura straordinaria che ha caratterizzato le politiche economiche degli scorsi anni. La manovra ne sancisce la proroga esclusiva per il 2026, circoscrivendone però l’applicabilità in maniera molto stringente. Potranno accedervi, infatti, soltanto gli interventi finalizzati alla ricostruzione post-sismica legata agli eventi che hanno colpito il territorio di Lazio, Marche, Umbria e Abruzzo a partire dal 24 agosto 2016. La fruizione dell’agevolazione, che sarà possibile esclusivamente in forma di detrazione dall’imposta e non più attraverso lo sconto in fattura o la cessione del credito, è inoltre subordinata a una condizione temporale ben precisa: devono essere state presentate istanze o dichiarazioni in data antecedente al 30 marzo 2024. Si tratta, in sostanza, di una chiusura quasi totale, che trasforma quello che era uno strumento universale in una misura residuale e destinata a esaurirsi.
La sfida parlamentare e il futuro delle agevolazioni
L’iter della legge di Bilancio, con il suo carico di emendamenti da esaminare e la necessità di giungere a un testo definitivo, rappresenta l’ultimo varco dove potrebbero essere introdotti aggiustamenti. L’attenzione dei gruppi, sia di maggioranza che di opposizione, è massima su un tema che tocca da vicino una fetta importante di economia e di cittadini. La direzione tracciata dal governo, tuttavia, appare ormai definita: si consolida il sostegno per gli interventi di ordinaria manutenzione, seppure con aliquote in calo, mentre si archivia l’esperienza del Superbonus nella sua accezione più ampia, conservandone lo spirito solo laddove esistono ferite aperte e necessità inderogabili, come quelle delle aree colpite dal sisma.




