Ben-Gvir mostra il cantiere della forca, la pena di morte per i palestinesi diventa propaganda

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Il ministro della Sicurezza nazionale israeliano, Itamar Ben-Gvir, ha diffuso nelle scorse ore un video destinato a fare il giro del mondo, nel quale mostra il cantiere di una struttura carceraria che ospiterà una forca per l'impiccagione di condannati a morte per terrorismo. La ripresa, pubblicata sui canali social del politico dell'ultradestra, ritrae un'ala del carcere situato nel centro di Israele, dove attualmente è già attivo il braccio della morte.

Ben-Gvir, indicando i lavori in corso, afferma senza mezzi termini che "è qui che verranno giustiziati i terroristi", aggiungendo che il progetto prevede la realizzazione di cabine dedicate, sulle quali ha voluto attirare l'attenzione, dalle quali le vittime sopravvissute agli attentati e i familiari delle persone uccise potranno assistere alle esecuzioni, ricalcando – a suo dire – un modello simile a quello utilizzato in alcuni stati degli Stati Uniti.

La struttura e il messaggio politico del ministro

La struttura mostrata da Ben-Gvir, che si trova all'interno di un'ala carceraria già destinata ai detenuti in attesa di esecuzione, è ancora in fase di allestimento ma il ministro ha voluto enfatizzare il valore simbolico e politico della sua realizzazione. Nel video, la sua voce fuori campo sottolinea come la presenza di spazi dedicati all'osservazione pubblica rappresenti un elemento centrale del progetto, quasi a voler trasformare l'atto della condanna capitale in un evento collettivo dal forte impatto visivo e psicologico.

Questa scelta comunicativa, che trasforma un cantiere in un palcoscenico mediatico, ha immediatamente suscitato reazioni durissime all'interno del panorama politico israeliano e internazionale, alimentando un dibattito che va ben oltre la mera questione giuridica della pena di morte.

La denuncia di Angelo Bonelli: "Orrore trasformato in propaganda"

A raccogliere il testimone della condanna in Italia è stato Angelo Bonelli, parlamentare dell'Alleanza Verdi e Sinistra (AVS) e co-portavoce di Europa Verde, il quale ha rilasciato una dichiarazione che non lascia spazio ad ambiguità. Bonelli ha bollato l'iniziativa di Ben-Gvir come una manifestazione di propaganda della morte, sostenendo che la proposta di legge sulla pena capitale, accompagnata dalla messa in scena della forca, esuli completamente dai più elementari principi democratici e trasformi la vendetta in uno strumento ordinario della politica governativa.

"La forca di Ben-Gvir è l'orrore trasformato in propaganda", ha dichiarato Bonelli, attaccando duramente il governo di Gerusalemme per quella che considera una deriva spettacolarizzata della giustizia; il parlamentare di AVS, che ha sottolineato come la condanna capitale venga così degradata a mero atto di intrattenimento funesto per le masse, ha inoltre puntato il dito contro il silenzio della presidente del Consiglio Giorgia Meloni, accusata da Bonelli di complicità per omissione di fronte a una deriva così palese.

La pena capitale in Israele e lo scenario giudiziario

Sebbene Israele preveda la pena di morte nel proprio ordinamento per reati di particolare gravità, come il genocidio, i crimini contro l'umanità e il tradimento, la sua effettiva applicazione è stata di fatto sospesa per decenni, con una sola esecuzione capitale nella storia del Paese, quella dell'ufficiale nazista Adolf Eichmann nel 1962.

La legge attuale consente al tribunale di emettere sentenze capitali, sebbene con un margine di discrezionalità molto ristretto e con la necessità di una conferma unanime da parte dei giudici; tuttavia, negli ultimi anni, forze politiche di estrema destra come quella rappresentata da Ben-Gvir hanno spinto con crescente insistenza per un'applicazione più estesa della pena di morte, in particolare nei confronti dei condannati per atti di terrorismo palestinese, e il video del cantiere sembra proprio il proseguimento su un piano mediatico di questa battaglia politica, con l'obiettivo dichiarato

Di rendere la giustizia non solo un atto di punizione ma anche uno strumento di dissuasione e di rassicurazione per l'opinione pubblica più radicale.

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