Roma, i suoi aeroporti volano alti: Fiumicino ancora miglior hub d’Europa, premiato anche Ciampino
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Redazione Interno
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C’è un punto da cui l’Italia, e Roma in particolare, continua a guardare tutti dall’alto verso il basso, e non è un belvedere monumentale ma la pista di un aeroporto. Il “Leonardo da Vinci” di Fiumicino, lo scalo che per molti viaggiatori internazionali rappresenta il primo sguardo sul Paese, si è aggiudicato per il nono anno di fila — un primato di longevità che pochi altri hub europei possono vantare — il Titolo di miglior aeroporto del continente. Il riconoscimento, assegnato da Airports Council International World attraverso il programma Airport Service Quality, lo premia nella categoria dei grandi hub, quelli che movimentano oltre quaranta milioni di passeggeri all’anno. E non è un premio calato dall’alto da una giuria di esperti, ma il risultato delle interviste fatte ai passeggeri in tempo reale, mentre sono ancora dentro il terminal: quasi settecentomila questionari compilati, in quattrocento aeroporti sparsi per il globo, per valutare più di trenta parametri diversi. L’efficienza dei controlli, la chiarezza della segnaletica, la cortesia del personale, la pulizia dei bagni, la qualità dei negozi: tutto concorre a determinare quel voto finale che, per Fiumicino, è stato quest’anno un eccellente 4,64 su 5.
Un poker di riconoscimenti per lo scalo romano
Il bello, se così si può dire, è che lo scalo capitolino non si è limitato a vincere la classifica generale. Nel sondaggio dell’Aci, il “Leonardo da Vinci” ha fatto incetta di primi posti anche nelle categorie collaterali, quelle che fotografano aspetti specifici dell’esperienza di volo: personale più dedicato, aeroporto più piacevole, scalo più pulito e viaggio più facile. Una specie di poker di riconoscimenti che racconta meglio di qualsiasi comunicato stampa la direzione presa dalla gestione. Aeroporti di Roma, la società che controlla entrambi gli scali capitolini e che fa capo al gruppo Mundys, ha spinto in questi anni su una politica di internalizzazione dei servizi più critici, quelli a diretto contatto con il pubblico, e l’investimento pare aver pagato. Nel 2025, complice anche il ritorno dei viaggiatori asiatici e la tenuta del mercato nordamericano, il sistema aeroportuale romano ha superato per la prima volta la soglia dei cinquantacinque milioni di passeggeri complessivi, un numero che mette i brividi solo a pensare alla logistica necessaria per gestire un flusso del genere.
Ciampino, lo scalo minore che non vuole più fare da comprimario
Ma la notizia, per certi versi, è anche un’altra. Perché se Fiumicino è ormai una certezza, una macchina da guerra della customer experience che macina record con una regolarità quasi noiosa, il “Giovan Battista Pastine” di Ciampino sta vivendo una seconda giovinezza. Lo scalo, tradizionalmente considerato il fratello minore e dedicato soprattutto ai vettori low cost e all’aviazione generale, è stato premiato per il terzo anno consecutivo come miglior aeroporto nella sua categoria, quella degli scali europei con un traffico compreso tra i due e i cinque milioni di viaggiatori. Ciampino, che nel 2025 ha superato quota quattro milioni di passeggeri segnando un +3,3% rispetto all’anno precedente, ha ottenuto anche il riconoscimento per il personale più dedicato, un dettaglio non da poco per uno scalo che deve fare i conti con spazi più ridotti e un traffico spesso molto intenso e concentrato in certe fasce orarie.
Nei mesi scorsi, peraltro, il Pastine aveva incassato un altro importante attestato di stima: le quattro stelle Skytrax, il celebre rating internazionale che valuta la qualità aeroportuale su oltre ottocento parametri. Un risultato che fa il paio con le cinque stelle di Fiumicino e che dimostra come il sistema capitolino, nel suo insieme, abbia ormai raggiunto standard omogenei e riconosciuti a livello globale. La scommessa, adesso, è quella di mantenere il passo in un contesto che cambia rapidamente, con i vettori del Golfo che spingono e le sfide geopolitiche che ridisegnano le rotte. Per il momento, però, chi arriva a Roma — o ne riparte — può almeno contare su un biglietto da visita che funziona.




