Gli aeroporti italiani volano, hub e regionali in crescita sostenuta
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Redazione Economia
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Un sistema aeroportuale che, nel suo complesso, si avvicina ormai alla soglia dei 230 milioni di passeggeri annui: è questo il quadro, vigoroso e dinamico, che emerge dalla fotografia preliminare del 2025 scattata dall'Enac. La crescita, stimata in circa il 5 per cento su base nazionale, non si distribuisce in maniera uniforme ma disegna una geografia dei trasporti aerei in evoluzione, dove ai tradizionali poli di attrazione si affiancano realtà una volta considerate periferiche. Roma Fiumicino, per citare il caso più emblematico, consolida il suo primato assoluto superando, per la prima volta nella sua storia, i 50 milioni di passeggeri e attirando da solo quasi un quarto dell'intero traffico del Paese. Un dato che, da un lato, conferma la centralità dello hub internazionale nel panorama italiano e, dall'altro, impone una riflessione sulla necessità di efficientare ulteriormente le infrastrutture e i servizi per gestire flussi così imponenti.
Le performance dei principali scali: Napoli consolida, Catania stabile
Lo scalo di Napoli Capodichino, d'altro canto, conferma il suo ruolo di capitale del Sud con un traffico che supera i 13 milioni di passeggeri, un traguardo che lo colloca saldamente nel novero dei grandi aeroporti nazionali. La sua crescita, trainata da un turismo sempre più destagionalizzato e dall'apertura di nuove rotte, ne evidenzia la vitalità strategica. Diverso, invece, il caso di Catania Fontanarossa, il quinto scalo italiano per volume di traffico, che nel 2025 registra una sostanziale stabilità con 12,3 milioni di passeggeri, segnando un incremento appena percepibile dello 0,2 per cento. Dopo anni di espansione costante, il plateau raggiunto dallo scalo siciliano – che pure resta un cardine fondamentale per i collegamenti con le isole e il Mediterraneo – potrebbe segnalare una fase di maturità o, alternativamente, la necessità di nuove spinte per riaccendere la crescita.
Il boom dei piccoli hub: Reggio Calabria e la mobilità regionale
La vera novità del rapporto, tuttavia, risiede nelle performance eccezionali di diversi aeroporti di dimensioni contenute, i quali stanno conoscendo una fase di forte espansione. È il caso, particolarmente significativo, di Reggio Calabria, il cui scalo del Ravagnese ha sfiorato la soglia psicologica del milione di passeggeri, attestandosi a circa 989mila unità con un incremento esplosivo del 56,5 per cento. Una crescita così marcata, che rappresenta un record storico per lo scalo calabrese, non può essere ascritta al solo fattore turistico ma va interpretata come il segno di una domanda di mobilità finalmente soddisfatta e di un territorio che cerca connessioni più efficienti. Il presidente dell'Enac, Pierluigi Di Palma, nel presentare i dati, ha posto l'accento proprio su questo fenomeno, citando anche gli scali di Rimini, Pescara e Trieste come esempi di una tendenza virtuosa.
La visione strategica: la Ram e la rete integrata
La politica della Regional Air Mobility, o Ram, che l'ente sta sviluppando con particolare impegno, punta esplicitamente a valorizzare la rete aeroportuale minore, considerandola non un elemento separato ma una componente integrante e vitale del sistema nazionale. L'obiettivo, come sottolineato dalle dichiarazioni ufficiali, è quello di creare un network organico che colleghi grandi e piccoli scali, ottimizzando i flussi e offrendo alternative di collegamento per quelle aree che, tradizionalmente, hanno sofferto di un deficit di connessioni. L'incremento percentuale registrato da queste realtà, sebbene parta da numeri assoluti più contenuti, è indicativo di un potenziale di sviluppo che, se ben indirizzato, può contribuire a riequilibrare l'accessibilità del territorio e a decongestionare parzialmente i grandi hub. La sfida, ora, risiede nella capacità di tradurre questi segnali positivi in una programmazione infrastrutturale e di offerta di volo stabile e di lungo periodo.




