La tassa che divide. La Regione esonera gli scali minori, ma il Marconi di Bologna resta penalizzato

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Mentre si brindava al traguardo, inatteso fino a pochi anni fa, degli undici milioni di passeggeri transitati in un anno, una decisione della Regione ha gettato un’ombra sui festeggiamenti del Marconi. L’ente regionale, con l’obiettivo dichiarato di sostenere il traffico, ha infatti deciso di azzerare dal prossimo anno la cosiddetta ‘council tax’ per gli aeroporti di Forlì, Parma e Rimini, i quali, com’è noto, registrano volumi di passeggeri sensibilmente inferiori. La misura, che di per sé potrebbe apparire come un semplice incentivo al riequilibrio territoriale, assume un carattere ben diverso se si considera che l’esenzione non verrà applicata allo scalo bolognese, costretto a mantenere l’onere di 6,50 euro per ogni viaggiatore.

Una distorsione del mercato che preoccupa

A esprimere senza mezzi termini il malessere della governance aeroportuale è stato l’amministratore delegato, il quale ha sottolineato come questa disparità di trattamento rischi di innescare una pericolosa alterazione della concorrenza. Secondo la sua analisi, che non nasconde una vena di allarme, l’intera comunità aeroportuale bolognese – dalle compagnie aeree ai passeggeri stessi – finirà per sostenere il peso di una scelta che penalizza strutturalmente lo scalo più grande e più vitale dell’Emilia-Romagna. Si teme, in altri termini, che la mossa regionale possa involontariamente spostare quote di traffico verso gli scali minori non per una reale efficienza logistica, bensì per un vantaggio tariffario artificiale, con conseguenze potenzialmente negative anche sul tessuto occupazionale legato all’indotto del Marconi.

La crescita record in un contesto sfavorevole

Il tutto avviene in un momento di performance eccezionali per lo scalo, che conferma una tendenza di crescita solida e supera per la prima volta la soglia degli undici milioni di utenti. Un dato, quest’ultimo, che lo colloca saldamente tra i protagonisti del sistema aeroportuale nazionale, capace di attrarre investimenti e collegamenti. Proprio questa vitalità, però, rende ancor più stridente il contrasto con la decisione presa: si rischia, di fatto, di applicare una sorta di ‘tassa sul successo’, lasciando che siano i flussi più consistenti a finanziare, attraverso il loro stesso pagamento, le politiche di sostegno ad altri poli. Una dinamica che molti osservatori giudicano controproducente, poiché potrebbe nel medio termine indebolire l’hub principale senza garantire uno sviluppo altrettanto stabile e strutturato negli scali minori.

Le implicazioni di una scelta discutibile

Al di là delle reazioni immediate, la vicenda solleva questioni di principio sulla governance del trasporto aereo regionale. La scelta di agire sulla leva fiscale per indirizzare il mercato, sebbene mossa da intenzioni di riequilibrio, risulta palesemente asimmetrica e rischia di creare squilibri maggiori di quelli che intende correggere. L’assenza di un percorso graduale di allineamento o di misure compensative per lo scalo di Bologna, infatti, non fa che accentuare la percezione di un trattamento iniquo. Mentre gli aeroporti più piccoli beneficeranno di un alleggerimento immediato dei costi operativi, al Marconi viene chiesto di continuare a contribuire alle casse regionali senza vedere riconosciuto il suo ruolo di traino per l’intero sistema, un paradosso che potrebbe avere ripercussioni sulla sua competitività futura.

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