La strategia iraniana della «de-basificazione», la routine del ciclo bellico statunitense: i dubbi sulle tattiche di Teheran e Washington
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Redazione Esteri
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Nel Golfo si intrecciano due diverse strategie mentre cresce il timore di una ripresa di Epic Fury, con un’offensiva massiccia contro la Repubblica islamica. I pasdaran hanno concentrato i loro attacchi su depositi di carburante, hangar, caserme, centri di comando, sistemi radar. Obiettivi che fanno parte della prima e della seconda linea statunitense, dispositivo che parte dagli alleati regionali ed arriva fino alla Giordania. Guerra Usa-Iran, le notizie in diretta | I media iraniani: missili Usa, esplosioni sull'isola di Qeshm.
Trump: «Sono vicino a una decisione su un attacco massiccio» L'Iran sta ricostruendo rapidamente infrastrutture danneggiate dai raid aerei condotti negli ultimi mesi da Stati Uniti e Israele, dai siti missilistici alle infrastrutture logistiche. Lo riporta il Wall Street Journal, citando funzionari israeliani e occidentali e un'analisi di immagini satellitari. Secondo il quotidiano, le immagini satellitari mostrano lavori di ripristino in basi missilistiche, ponti, porti e impianti di produzione.
Guterres: situazione in Medio Oriente sull’orlo dell’inimmaginabile Il Segretario generale dell’Onu: scenario “fuori controllo” Roma, 23 lug. – La situazione nel Medio Oriente in guerra è “fuori controllo” e “sull’orlo dell’inimmaginabile”. È il monito lanciato dal segretario generale delle Nazioni Unite, Antonio Guterres, nel corso di una riunione del Consiglio di Sicurezza.”La situazione è fuori controllo. È sull’orlo dell’inimmaginabile. La regione è sprofondata in un ciclo di confronti che continua ad ampliarsi.
Missile Usa colpisce l'Isola di Queshm sullo stretto di Hormuz, Trump: "A breve decido su un attacco massiccio a Teheran" Un missile Usa ha colpito un sito nei pressi della cittadina di Suza, sull’isola di Qeshm, nello stretto di Hormuz, secondo quanto riferisce l’agenzia iraniana Tasnim. “Le autorità competenti stanno valutando l’entità dell’incidente e il possibile livello dei danni”, riporta l’agenzia.
Trump: “Sono vicino a una decisione su un attacco massiccio a Teheran” Nel frattempo il presidente americano Donald Trump ad Axios ha affermato: “Sono vicino a una decisione su un attacco massiccio all’Iran”.
La strategia di Teheran: resistere e ricostruire
L'Iran, dopo mesi di raid aerei statunitensi e israeliani che hanno preso di mira siti missilistici, infrastrutture logistiche e persino ponti, ha avviato una massiccia opera di ricostruzione che procede a un ritmo sorprendente, superando le stime della stessa intelligence americana.
Le immagini satellitari mostrano come i pasdaran stiano riparando i crateri delle bombe, riaprendo gli ingressi dei tunnel nelle basi missilistiche sotterranee e ripristinando le strade d'accesso, come nel caso del complesso militare di Parchin, dove sono stati riempiti i crateri causati dai bombardamenti.
Una strategia, questa, che alcuni analisti definiscono di "de-basificazione", ovvero la capacità di assorbire i colpi e ricostruire più in fretta di quanto il nemico riesca a distruggere, un approccio che mira a logorare l'avversario in una guerra di lunga durata in cui la posta in gioco per il regime è la sopravvivenza stessa.
Il ciclo bellico statunitense e il nodo di Hormuz
Dal canto loro, gli Stati Uniti sembrano essere incastrati in una routine operativa che prevede attacchi notturni concentrati su obiettivi specifici, come quelli della dodicesima notte consecutiva condotti dal Centcom contro centri operativi, risorse navali e infrastrutture logistiche iraniane. L'obiettivo dichiarato è quello di degradare la capacità iraniana di minacciare la navigazione nello Stretto di Hormuz, dove Teheran ha attaccato più di 30 navi mercantili negli ultimi mesi.
Tuttavia, nonostante gli Stati Uniti affermino che lo Stretto rimanga aperto al traffico commerciale, la strategia di Teheran sembra chiara: colpire le petroliere e minacciare il transito per esercitare un potere di veto sulla via marittima, così da infliggere un costo economico insostenibile a Washington e ai suoi alleati.
Secondo l'ex negoziatore americano Robert Malley, l'assurdità di questa guerra è che gli Stati Uniti combattono per aprire uno Stretto che prima non era chiuso, in un "teatro dell'assurdo" dove la superiorità militare non si traduce in successo strategico.
Il monito di Guterres e i rischi di un'escalation regionale
In questo contesto di reciproco logoramento, il segretario generale dell'Onu, Antonio Guterres, ha lanciato un allarme dal Consiglio di Sicurezza, dichiarando che la situazione in Medio Oriente sta "sfuggendo di controllo" ed è "sull'orlo dell'inimmaginabile", sottolineando come non esista una soluzione militare al conflitto e come la diplomazia sia l'unica via percorribile.
Il timore è che il conflitto si allarghi ulteriormente, coinvolgendo altri attori regionali, come dimostrano le recenti rivendicazioni degli Houthi yemeniti, sostenuti dall'Iran, che hanno attaccato due petroliere saudite nel Mar Rosso, minacciando di trasformare anche lo Stretto di Bab al-Mandeb in un nuovo fronte caldo.
Mentre le petro-monarchie del Golfo, ospitanti basi militari statunitensi e potenziali obiettivi di ritorsione iraniana, si trovano in una posizione sempre più precaria e il Pentagono considera lo spostamento di alcune basi in Israele per aumentare la distanza di sicurezza dal nemico.
La ricostruzione come sfida alla campagna militare
La rapidità con cui l'Iran sta ricostruendo le proprie infrastrutture militari, inclusa la riapertura di decine di ingressi a basi missilistiche sotterranee che si ritenevano neutralizzate, solleva seri dubbi sull'efficacia a lungo termine della campagna aerea statunitense.
Se da un lato Washington e Israele sostengono di aver inferto un duro colpo alle capacità missilistiche e produttive di Teheran, i funzionari israeliani avrebbero espresso frustrazione per i risultati ottenuti, constatando che gli attacchi agli ingressi dei tunnel non hanno distrutto le strutture profonde né le armi in esse custodite.
Secondo il Wall Street Journal, l'Iran sta riparando infrastrutture in tempi record, come un ponte fatto riparare in pochi giorni, e sembra determinato a ripristinare la sua capacità di produzione di missili e droni a breve termine, avendo probabilmente stoccato componenti strategici in strutture sotterranee, il che rende l'idea di una vittoria militare decisiva da parte degli Stati Uniti un'ipotesi sempre più remota.
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