La galassia senza volto delle proteste di ottobre: dai meme di TikTok ai saccheggi nel centro di Milano
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Redazione Interno
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«Non abbiamo un presidente, un segretario, un portavoce da invitare in tv, una sede da perquisire o una tessera da vendere». È la frase-manifesto diffusa sui social dal Movimento 17 ottobre, una delle sigle comparse sulla scena italiana dopo i due giorni di disordini che hanno sconvolto Milano e altre città del Nord tra sabato 17 e domenica 18 ottobre.
Una dichiarazione che fotografa alla perfezione la natura liquida, orizzontale e sfuggente di una mobilitazione nata dal basso, senza strutture gerarchiche riconoscibili, capace di aggregare migliaia di giovanissimi attraverso canali Telegram e profili Instagram creati appena due settimane prima degli scontri.
La scatola vuota di «Italia in Piazza»
All’origine delle manifestazioni c’è «Italia in Piazza», un contenitore nato il 4 ottobre con l’obiettivo dichiarato di protestare contro il carovita, gli stipendi bassi e il deterioramento dei servizi pubblici. Gli organizzatori, che nelle chat invitavano alla non violenza e a portare solo il tricolore senza simboli di partito, hanno visto la propria piazza riempirsi di anime diverse e in breve tempo sfuggire di mano.
Il referente milanese, uno studente ventunenne di Scienze dei beni culturali che si fa chiamare Louis, ha raccontato di essersi dissociato dalle violenze, attribuendole a gruppi estranei giunti nel pomeriggio di sabato, ma ha anche ammesso di poter «capire che si incendino i cestini». La sua testimonianza conferma come il presidio statico immaginato dagli organizzatori si sia trasformato in un corteo incontrollato, complice una gestione delle vie cittadine che lo stesso Louis ha definito «strana».
La grammatica virale dello scontro
Se la struttura organizzativa è evanescente, altrettanto lo è il repertorio simbolico con cui i ragazzi hanno comunicato sui social. Le immagini dei disordini milanesi, riprese dagli stessi partecipanti con inquadrature studiate e sguardi in camera, sono state montate su basi musicali che pescano a piene mani dalla cultura pop e dai tormentoni. Accanto a riferimenti a videogiochi come Gta, sono circolati meme su Napoleone, Dragon Ball e Batman, fino alla bandiera nera del Jolly Roger con il cappello di paglia di One Piece.
Il ritornello di «Pasta con il tonno», brano del rapper Bello Figo risalente a diversi anni fa, è diventato la colonna sonora di numerosi video di devastazioni e saccheggi, trasformando scene di guerriglia urbana in contenuti pensati per la viralità e per il consumo rapido sui social network.
I numeri di una due giorni di guerriglia
Il bilancio materiale dei disordini milanesi è pesante. Nella sola giornata di domenica, gruppi composti da circa duemila giovani hanno preso di mira le vetrine del centro, saccheggiando esercizi commerciali in via Torino e nelle zone limitrofe, mentre le forze dell’ordine rispondevano con idranti e lacrimogeni. Le persone fermate dalle autorità nel corso del fine settimana hanno superato quota duecento, con una percentuale vicina all’ottanta per cento rappresentata da minorenni, un dato che ha acceso il dibattito politico sulla responsabilità e sulla prevenzione.
A Bologna, gli scontri nei pressi della stazione ferroviaria hanno causato feriti tra gli agenti, mentre la Confcommercio ha stimato danni superiori al mezzo milione di euro per i commercianti milanesi. La premier Giorgia Meloni ha convocato un vertice sull’ordine pubblico, mentre il sindaco Giuseppe Sala e il ministro dell’Interno Matteo Piantedosi si sono scambiati accuse sulla gestione del dispositivo di sicurezza.
Dalle piazze francesi al modello italiano
Il richiamo alle manifestazioni francesi contro il carovita è esplicito nelle ricostruzioni di chi ha partecipato ai fatti. L’onda lunga delle proteste d’oltralpe ha reso pensabile, per molti giovanissimi italiani, l’idea di scendere in piazza con l’aspettativa di un conflitto diretto con le forze dell’ordine. A Milano, come a Parigi, il modello è quello di una mobilitazione senza centro né direzione, in cui gruppi mobili e senza volto si spostano rapidamente da un obiettivo all’altro, rendendo difficile per la polizia riprendere il controllo delle strade.
Il Movimento 17 ottobre, nato come costola più politica e radicale del contenitore iniziale, ha annunciato una mobilitazione permanente per i sabati successivi, distribuendo guide per eludere i controlli e spostando parte della comunicazione su piattaforme ritenute più sicure, mentre sul territorio continuano a moltiplicarsi gli appuntamenti segnalati per le prossime settimane.
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