La buonuscita rinunciata, l’intesa di Giuseppina Di Foggia con Terna per la presidenza Eni
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Redazione Interno
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La partita, per mesi silenziosa e solo occasionalmente trapelata nei corridoi del potere energetico, si è chiusa con una firma. Giuseppina Di Foggia, l’amministratore delegato di Terna che il governo ha voluto alla presidenza di Eni, ha infatti sottoscritto un accordo per la cessazione anticipata del proprio rapporto di amministrazione e la risoluzione consensuale di quello dirigenziale; un atto, questo, che avrà effetto dal prossimo 5 maggio 2026, cioè alla vigilia dell’assemblea dei soci del gruppo petrolifero. La manager, di fatto, rinuncia alla maxi indennità che le sarebbe spettata, scegliendo una via d’uscita negoziata che ha richiesto settimane di interlocuzioni formali con il consiglio di amministrazione del gestore della rete elettrica.
L’intesa economica e la rinuncia alla buonuscita milionaria
Nel dettaglio, ella non riceverà l’indennità integrativa di fine rapporto legata alla posizione di direttore generale, una somma che – secondo fonti vicine alla trattativa – superava i sette milioni di euro lordi. Resta invece in piedi, per chi ha ricoperto la carica di amministratore delegato, un trattamento di fine mandato pari a 108.750 euro lordi. È questo il perimetro dell’“uscita indolore”, come è stata definita nei documenti interni alla società, che svincola Di Foggia dall’attuale incarico in cambio della sua candidatura alla poltrona più alta dell’ex monopolio petrolifero.
La tempistica dell’operazione e il ruolo del Mef
L’accordo, annunciato ufficialmente da Terna nella giornata del 25 aprile, arriva a pochi giorni dall’assemblea di Eni in agenda per il 6 maggio: in quella sede, e proprio lì, il ministero dell’Economia e delle Finanze presenterà la lista per il rinnovo del consiglio di amministrazione, lista che include il nome di Di Foggia come presidente. Parallelamente, il Mef ha già riconfermato Claudio Descalzi – che di Eni è l’amministratore delegato – per un quinto mandato, segno evidente di una strategia di continuità operativa affiancata da un ricambio al vertice della vigilanza.
La clausola sulle liste e il disimpegno formale da Terna
Un passaggio, quello contenuto nella nota della società guidata da Di Foggia, merita attenzione: l’accordo è stato sottoscritto “preso atto che non risulta inclusa in alcuna lista per la nomina del prossimo consiglio di amministrazione” di Terna. Una precisazione, non certo pleonastica, che serve a rendere inequivocabile la separazione: la manager non concorrerà per nessun ruolo all’interno del cda che verrà eletto dopo la sua uscita. Non ci saranno, dunque, conflitti di interessi formali né ambiguità di sorta; il legame con la società che gestisce la rete elettrica si interrompe il 5 maggio, e la buonuscita – quella vera, sa – viene lasciata sul tavolo come contropartita indiretta per l’approdo alla presidenza del colosso delle sette sorelle.




