Terna, la rinuncia ai 7 milioni di Di Foggia per Eni e la smentita secca di Palazzo Chigi
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Redazione Interno
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La partita – come già ipotizzato nei giorni scorsi – si chiude con un accordo che recepisce integralmente la linea del governo, mettendo fine a una delle polemiche più insidiose degli ultimi mesi relative al sistema delle partecipate statali. Terna, attraverso un comunicato ufficiale, ha reso noto che l’amministratore delegato Giuseppina Di Foggia ha sottoscritto l’intesa per la cessazione anticipata del rapporto di lavoro dirigenziale e di amministrazione, con decorrenza effettiva dal prossimo 5 maggio. Un passaggio, questo, che sancisce formalmente l’addio al vertice del gestore della rete elettrica, ma che nelle pieghe delle clausole contrattuali contiene l’elemento di maggiore rilevanza politico-economica: la rinuncia, da parte della manager, alla maxi indennità integrativa di fine rapporto.
Il sacrificio della buonuscita per aprire la porta a Eni
La cifra in gioco, che aveva acceso i riflettori e alimentato un dibattito aspro su quella che veniva percepita come una "porta girevole" d’oro tra poltrone pubbliche, è quantificabile in oltre 7,1 milioni di euro: nello specifico, si tratta di 7.189.750 euro che erano stati accantonati a bilancio per coprire l’indennità spettantele come direttore generale. L’accordo sottoscritto da Di Foggia prevede, e questo è il cuore tecnico della vicenda, che la rinuncia a questa somma sia strettamente subordinata all’effettiva nomina alla presidenza del consiglio di amministrazione di Eni. Una condizione sospensiva, dunque, che lega indissolubilmente il passo indietro da Terna al passo successivo verso il Cane a sei zampe. Senza quella nomina, verrebbe meno per la stessa dirigente la convenienza economica a lasciare sul tavolo una cifra così sa; in caso di approdo alla presidenza dell’ente petrolifero, invece, l’azienda guidata da Claudio Descalzi (confermato alla guida operativa) potrà beneficiare di un ingresso ripulito dalle polemiche.
Parallelamente, Terna ha specificato che Di Foggia riceverà comunque un trattamento di fine mandato per la carica di amministratore delegato, quantificabile in circa 108.750 euro lordi, somma questa che sarà sottoposta al vaglio della prossima assemblea dei soci del 12 maggio, unitamente ad altri compensi maturati nei sistemi di incentivazione di breve e lungo termine. Una cifra, quest’ultima, che appare quasi simbolica se rapportata ai milioni a cui la dirigente ha scelto di rinunciare, un aspetto che ha trovato eco anche nei corridoi del potere esecutivo.
Lo scontro sulle "ricostruzioni fantasiose" di un quotidiano nazionale
Se sul piano finanziario l’intesa sembra aver ricomposto il mosaico, su quello politico l’operazione è stata accompagnata da una bordata verbale secca proveniente da Palazzo Chigi. Proprio nelle ore in cui si formalizzava l’addio a Terna, il governo è intervenuto con una nota durissima per correggere alcune narrazioni giornalistiche ritenute distorsive. Il bersaglio della reazione è stato un articolo apparso su La Stampa, che secondo fonti di maggioranza avrebbe ipotizzato un presunto legame tra la nomina imminente e una futura poltrona per la stessa manager in Open Fiber. "Sono prive di ogni fondamento le fantasiose ricostruzioni" apparse, si legge nel comunicato di palazzo Chigi, che smentisce con nettezza due punti specifici: il primo, che a Di Foggia sia stato proposto di guidare in futuro Open Fiber; il secondo, che sia stata proprio lei a chiedere garanzie per farlo. "È falso che sia stata Giuseppina Di Foggia a chiedere la nomina ad Eni", recita testualmente la nota, ribaltando l’impostazione di chi aveva descritto una manager alla ricerca attiva di posizioni di potere.
La linea del governo e l’elogio alla "qualità umana" della manager
Nella visione dell’esecrico, quella di Di Foggia non è una nomina ottenuta attraverso un pressing personale, bensì il frutto di una scelta autonoma dello Stato, motivata "dalla sua grande competenza e serietà". L’aspetto forse più notevole della nota ufficiale, tuttavia, risiede nella valutazione morale del gesto compiuto dalla dirigente nell’interesse della funzionalità del sistema. Palazzo Chigi sottolinea infatti come la manager, per ricoprire il nuovo incarico alla presidenza di Eni, "ha rinunciato a un’importante buonuscita da Terna, cosa che in pochi avrebbero fatto, denotando una qualità umana non comune". Una dichiarazione che suona come un’assoluzione in pubblica piazza per Di Foggia, trasformando quella che per molti critici era una partita di interessi personali in un atto di responsabilità verso l’interesse nazionale. Intanto, a Terna, il testimone passa nelle mani del presidente Igor De Biasio, il quale assumerà i poteri gestionali fino all’assemblea del 12 maggio, senza percepire indennità aggiuntive per questo interim. Per Di Foggia, adesso, il prossimo appuntamento è con l’assemblea di Eni, dove si concretizzerà o meno il definitivo passaggio di consegne.




