David Grossman contro Ben Gvir: “Una disgrazia nazionale”
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Redazione Esteri
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David Grossman ha definito Itamar Ben Gvir “una disgrazia nazionale”, parlando a Torino durante il Salone del Libro e tornando sul clima di violenza che attraversa Israele da decenni. Lo scrittore israeliano, tradotto in numerose lingue e da anni tra le voci più critiche delle politiche del governo Netanyahu, ha descritto un Paese consumato dall’odio e incapace di interrompere una spirale che coinvolge israeliani e palestinesi. Le sue parole arrivano mentre il nome di Ben Gvir continua a essere associato alla provocazione politica e all’estremismo nazionalista religioso, elementi che da tempo segnano il dibattito pubblico israeliano.
Grossman ha ricordato come la violenza finisca per modellare intere generazioni. “Se si nasce in un ambiente violento e passi tutta la tua vita in questo ambiente, è molto semplice capire perché gente, gruppi e comunità si attaccano al male, al razzismo, al fanatismo”, ha spiegato durante l’incontro torinese. Lo scrittore, che nel 2006 perse il figlio Uri durante il conflitto in Libano, è considerato una delle figure più autorevoli del pacifismo israeliano. Nel suo intervento ha insistito sul fatto che israeliani e palestinesi non siano “condannati a morire, a uccidere, a essere uccisi”, indicando nel logoramento prodotto dalla violenza continua uno degli aspetti più profondi della crisi.
Il passato di Ben Gvir e le provocazioni della destra radicale
Il nome di Itamar Ben Gvir è legato alla destra radicale israeliana fin dagli anni che precedettero l’assassinio del Primo Ministro Yitzhak Rabin. In quel periodo Ben Gvir, insieme ad altri estremisti legati al movimento dei coloni, riuscì a staccare lo stemma dall’auto del premier israeliano. Mostrandolo ai giornalisti della televisione israeliana pronunciò una frase destinata a restare impressa nel dibattito pubblico: “Come siamo arrivati alla macchina di Rabin, arriveremo anche a lui”. Un episodio che ancora oggi viene richiamato quando si parla della crescita delle correnti ultranazionaliste e della radicalizzazione del confronto politico interno a Israele.
Attorno alla figura di Ben Gvir si è sviluppata negli anni un’immagine politica costruita sulla provocazione permanente. Nazionalismo religioso, linguaggio aggressivo, ostentazione dello scontro e rifiuto delle sfumature sono gli elementi che più spesso accompagnano la sua esposizione pubblica. Alcuni osservatori descrivono il ministro come uno dei volti più riconoscibili della destra estrema globale, proprio per la sua capacità di rendere espliciti messaggi che altrove restano impliciti. La sua presenza nel governo Netanyahu continua così a rappresentare un punto di forte tensione dentro e fuori Israele.
La voce di Grossman dal Salone del Libro di Torino
L’incontro con David Grossman si è svolto durante una mattina di maggio al Salone del Libro di Torino, in una lunga conversazione in cui lo scrittore ha parlato anche della sua vita quotidiana, delle passeggiate mattutine, del passato in radio e del rapporto professionale con l’editor che lo accompagna da quarant’anni. Accanto ai temi letterari è emersa però con forza la riflessione politica e umana sul presente israeliano. Grossman ha raccontato il peso di vivere dentro una società segnata dalla paura e dalla violenza continua, mantenendo al tempo stesso una posizione critica verso il governo guidato da Benjamin Netanyahu.
Le sue dichiarazioni su Ben Gvir si inseriscono in questo quadro più ampio. Grossman ha parlato della vergogna provata per “ciò che accade a casa mia”, collegando la crescita del fanatismo alla lunga esposizione collettiva alla guerra e al conflitto. Nelle sue parole non c’è soltanto una critica politica, ma la descrizione di una società che fatica a uscire da dinamiche costruite in decenni di scontri. Il confronto tra la voce pacifista dello scrittore e la figura di Ben Gvir mostra così due immagini opposte dell’Israele contemporaneo, entrambe profondamente radicate nella storia recente del Paese.




