David Grossman rompe il silenzio: "Quello che avviene a Gaza è genocidio"
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Lo scrittore israeliano David Grossman, voce tra le più autorevoli e critiche del suo paese, ha scelto di non tacere più. In un’intervista a “Repubblica”, ha usato una parola che per anni aveva evitato: «genocidio». «L’ho rifiutata a lungo», ha spiegato, «ma ora, dopo ciò che ho letto, le immagini che ho visto e i racconti di chi è stato lì, non posso più trattenermi». Grossman, che si è sempre distinto per un impegno civile privo di retorica, parla con un tono che tradisce un dolore personale: «Voglio dire ciò che vedo, anche se mi spezza il cuore».
La sua dichiarazione arriva in un momento in cui i media israeliani, tra cui “Haaretz” e “Walla”, parlano apertamente di un “tsunami politico” contro Israele, alimentato dalle crescenti condanne internazionali per l’offensiva su Gaza. Solo nelle ultime ventiquattr’ore, oltre cento persone hanno perso la vita nella Striscia, dove la crisi umanitaria – denunciata da organizzazioni indipendenti – raggiunge livelli insostenibili. «È una parola valanga», ha aggiunto Grossman riferendosi a “genocidio”, «una volta pronunciata, non puoi più fermarne le conseguenze».
L’intervento dello scrittore non è isolato. Da settimane, leader europei e osservatori internazionali moltiplicano gli appelli per il riconoscimento dello Stato palestinese, mentre le accuse contro Israele si intensificano. Grossman, che pure ha sempre difeso il diritto alla sicurezza del suo paese, sembra aver raggiunto un punto di non ritorno: «Ho fatto di tutto per non arrivare a questo, ma la realtà è davanti agli occhi di tutti».




