Israele, il deputato cita Grossman sul "genocidio" a Gaza e viene allontanato dall'aula
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Redazione Esteri
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La Knesset ha assistito a un momento di tensione quando Ofer Cassif, deputato della lista arabo-ebraica Hadash-Taal, è stato allontanato con la forza dal podio dopo aver citato le parole dello scrittore David Grossman, il quale, in un’intervista a Repubblica, aveva definito "genocidio" quanto sta accadendo a Gaza. "Per anni mi sono rifiutato di usare questo termine, ma ora, dopo le immagini che ho visto e i racconti di chi era lì, non posso più evitarlo", aveva affermato Grossman, e Cassif, riportando quelle frasi, ha scatenato l’immediata reazione dei parlamentari del Likud, che lo hanno interrotto a gran voce, costringendo i ussieri a trascinarlo via.
La questione semantica, però, va ben oltre una disputa politica. Se per i morti la definizione cambia poco, per i sopravvissuti e per la storia assume un peso decisivo, perché determina le responsabilità di chi ha commesso, sostenuto o tollerato certe azioni. Non a caso, la senatrice a vita Liliana Segre, sopravvissuta alla Shoah, ha espresso riserve sull’uso del termine "genocidio", definendolo "troppo carico di odio", pur riconoscendo l’orrore di Gaza. Ma come ha osservato l’avvocato Menachem Rosensaft, esperto di diritto internazionale, anche se tecnicamente la parola potrebbe non corrispondere alla definizione giuridica, "ciò non rende meno grave la catastrofe in corso".
Grossman, del resto, non è nuovo a prese di posizione scomode. Scrittore israeliano di fama mondiale, da sempre critico verso l’occupazione dei Territori, ha scelto parole nette dopo mesi di silenzio, descrivendo una realtà che, a suo dire, ha superato ogni limite. E se la politica israeliana reagisce con durezza a queste accuse – come dimostra l’episodio di Cassif –, il dibattito internazionale continua a dividersi tra chi denuncia un crimine contro l’umanità e chi, pur condannando le violenze, evita etichette estreme. Intanto, a Gaza, i numeri restano implacabili: migliaia di vittime, infrastrutture distrutte, una crisi umanitaria che non accenna a placarsi. E mentre Trump, tornato alla Casa Bianca, mantiene un sostegno incondizionato a Netanyahu, l’Europa fatica a trovare una linea comune, divisa tra solidarietà a Israele e condanna per le operazioni militari.




