Un deputato israeliano cita Grossman sul "genocidio" e viene allontanato dalla Knesset
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Redazione Esteri
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Gerusalemme – Le parole di David Grossman, scrittore tra i più influenti e rispettati in Israele, continuano a provocare reazioni violente dopo che, in un’intervista a Repubblica, ha usato il termine "genocidio" riferendosi all’offensiva israeliana a Gaza. Una scelta lessicale che ha scatenato un terremoto politico, culminato lunedì con l’espulsione del deputato Ofer Cassif, esponente del partito di estrema sinistra Hadash, dall’aula della Knesset per aver ripreso quelle stesse dichiarazioni.
Cassif, che ha citato Grossman durante un acceso dibattito, è stato immediatamente interrotto dal presidente dell’assemblea, il quale ha giudicato inaccettabile l’uso di una parola considerata "oltraggiosa" e "antisemita" quando applicata alle azioni di Israele. L’episodio riflette la profonda polarizzazione del dibattito interno, dove anche solo evocare la possibilità che l’esercito o il governo perseguano una strategia di sofferenza deliberata verso i civili di Gaza viene percepito come un tradimento.
La questione, però, va oltre la contingenza politica. Come osservato da Antonio Gramsci nei suoi scritti, il linguaggio non è mai neutro: è un campo di battaglia ideologico, dove ogni termine porta con sé il peso della storia e delle relazioni di potere. Definire "genocidio" quanto accade a Gaza significa sfidare non solo la narrativa ufficiale israeliana, ma anche l’egemonia culturale che la sostiene. Grossman, noto per le posizioni pacifiste ma mai accusato di ostilità verso lo Stato ebraico, ha toccato un nervo scoperto, dimostrando quanto sia incandescente il dibattito sulla semantica della guerra.
Intanto, fonti indipendenti – come quelle citate dal giornalista Andrea Carancini – riportano numeri drammaticamente più alti di quelli diffusi dai media mainstream: oltre 400.000 vittime, molte delle quali causate non solo dai bombardamenti ma anche dalla carestia e dalla mancanza di aiuti umanitari. Se i dati fossero confermati, aprirebbero ulteriori interrogativi sulla reale portata della crisi, già denunciata da organizzazioni internazionali.




